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SPILLO/ Il "potere" dei gufi che Renzi non vede

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Questa tesi, molto agitata dalle forze che sostengono i governi in carica in Europa - e il nostro tra gli altri e più di alcuni - fa un contrasto stridente e quasi paradossale con l'emorragia di sovranità che nel frattempo questi stessi governi nazionali hanno patito a vantaggio delle istituzioni sovranazionali.

In patria non si tollera opposizione se non costruttiva, e quindi mediatrice, bonaria, in definitiva "asseveratrice": è la logica delle larghe intese che alla fine sorreggono, si fa per dire, il destino politico di alcuni grandi paesi. Poi, quando ci si siede nei consessi comunitari, o davanti all'Onu o al Fondo monetario, i leader più assertivi e sicuri di sé, e più polemici e chiusi verso le loro opposizioni (non solo Renzi, sia chiaro!) balbettano, non ribattono, tremanti tirano fuori il taccuino e prendono nota degli ordini ricevuti. Surreale.

È chiaro ed è giusto che chi governa abbia in mano le leve per agire. Ma ci vogliono contrappesi permanenti e non carsici. Cinque anni volano, nella vita di un uomo, ma possono pesare secoli in quella di una nazione. Se le opposizioni potessero manifestarsi solo una volta ogni cinque anni, cioè solo al momento di votare, sarebbe un disastro. Il dissenso, e anche il mugugno, sono il sale della democrazia e lo spirito democratico dei leader si misura anche sulla capacità di incassare le critiche, trarne ciò che sempre di buono contengono, e non bollare d'infamia chi le muove. Più di cento Ruby nocque a Berlusconi, all'epoca ancora strapotente, l'imperdonabile errore di dare del "coglione" a quel quarto di elettori che stava per votare, e votò, a sinistra. Un po' come definire "bufala" un referendum che non lo è affatto.

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