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SCENARIO/ Sansonetti: Guidi, Libia, Regeni? Renzi è l'Andreotti 2.0

Per PIERO SANSONETTI, Renzi non è danneggiato dal caso Guidi. L’unica accusa che gli si può rivolgere è di non avere un pensiero politico: ma neanche Andreotti l’ha mai avuto

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Renzi non è danneggiato minimamente dalle dimissioni del ministro Guidi. L’unica accusa che gli si può rivolgere è di non avere un pensiero politico, ma neanche Andreotti l’ha mai avuto. In questo i due leader sono molto simili tra loro: entrambi sono centristi e non hanno fatto altro che gestire l’esistente con molto successo politico”. E’ l’analisi di Piero Sansonetti dopo le dimissioni del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, finita nei guai per un’intercettazione telefonica. Dal 12 aprile Sansonetti lancerà il suo nuovo progetto: il quotidiano Il Dubbio, espressione del Consiglio Nazionale Forense, che continuerà le battaglie in favore del garantismo rispetto a cui Sansonetti è da anni in prima linea. Il Dubbio uscirà nelle edicole di 12 grandi città e in un’edizione speciale sfogliabile online. Già 40mila le persone che si sono abbonate al quotidiano.

 

Sansonetti, la Guidi ha rassegnato dimissioni immediate. Che cosa succederà adesso?

Quando muore un papa se ne fa un altro. Il caso Guidi documenta semplicemente che i ministri della società civile non funzionano troppo bene, e dunque al suo posto si dovrà ricorrere a un politico. In altri Paesi normalmente a fare i ministri sono politici passati dal vaglio delle elezioni, anziché chi come la Guidi è stato presidente dei giovani di Confindustria. In Italia ci siamo convinti che per rendere più moderna la società era meglio nominare ministri tecnici, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

Le dimissioni del ministro erano un atto dovuto?

La Guidi non è inquisita. Oggi però c’è questo nuovo metodo: un’intercettazione può essere utilizzata per inquisire una persona o semplicemente per darla ai giornali. In questo caso si è scelta la strada più efficace, perché è quella che provoca dimissioni più immediate. Francamente sono combattuto, perché se la Guidi ha fatto la telefonata che è stata intercettata non era un gran ministro ed è giusto che si sia dimessa. D’altra parte in un Paese democratico l’intercettazione sarebbe stata usata solo ai fini dell’inchiesta.

 

E’ un caso che questa vicenda sia emersa mentre in Confindustria andava in scena la sfida tra Vincenzo Boccia e Alberto Vacchi per la successione a Squinzi?

Non lo so ma la cosa non mi stupirebbe. In tutte le battaglie politiche e sociali la magistratura è sempre molto presente e usa gli avvisi di garanzia per dire la sua. Resta però il fatto che il ministro Guidi si è comportata molto male.

 

Per Renzi in ogni caso è l’ennesimo guaio politico, e il 4 aprile si riunisce la direzione del Pd. Lei che cosa si aspetta?

Mi permetta una domanda: lei si ricorda su che cosa litigavano nel Pd?

 

Uno dei temi all’ordine del giorno era il referendum sulle trivelle, e poi c’erano altre questioni che coinvolgono il partito.

Nessuno può pensare che lo scontro tra sinistra e maggioranza Pd sia sulle trivelle, nemmeno le trivelle stesse. Il punto è che ciò su cui litigavano doveva essere così importante, che dopo due settimane nessuno se lo ricorda più. Prima litigano furiosamente e poi si dimenticano perché: oggi il Pd è questo.

 

E’ uno scontro di potere?