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RETROSCENA/ Renzi e un avviso di garanzia (in arrivo)

Pubblicazione:domenica 24 aprile 2016

Maria Elena Boschi (Infophoto) Maria Elena Boschi (Infophoto)

La "frittata" è stata fatta e sembra pronta per essere servita a tavola. Con la sua consueta "abilità diplomatica", l'ex pm di Tangentopoli, Piercamillo Davigo, appena nominato presidente dell'Associazione nazionale magistrati, è riuscito, con la sua intervista di venerdì al Corriere della Sera, a mettere a soqquadro i palazzi della politica e della stessa magistratura. Più che un'intervista sembrava una "dichiarazione di guerra", ma forse è la nostra lettura faziosa che ci spinge a ragionare in questo modo.

Tuttavia sono molti gli analisti rimasti a bocca aperta per le frasi di Davigo, pensando che con la crisi perdurante, la zoppicante (eufemismo) politica europea a trazione tedesca e le contrapposizioni, con punte di furore folkloristico, nel Parlamento italiano, si poteva evitare una contrapposizione così dura, ormai endemica da 25 anni, tra politica e magistratura. "Rubano più adesso e non si pentono", ha sentenziato Davigo.

Ma forse non tutto capita a caso.

Veniamo intanto alla cronaca e mettiamo in fila alcuni fatti. Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, forse sentendosi nel mirino, ha replicato con "sospetta" misura per il suo carattere: "Serve rispetto tra politica e magistratura… Ammiro i moltissimi magistrati che cercano di fare il loro dovere. E anche i moltissimi politici che provano a fare altrettanto". Sembra in prudente attesa il premier e intanto ascolta, tirando il fiato, le dichiarazioni di Edmondo Bruti Liberati: "Non esiste una magistratura buona contro un'Italia dei cattivi, vederla così è in linea di principio sbagliato, e inoltre si scontra con la realtà".

Poi, a calmare il combattivo Davigo, sono scesi in campo anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, la presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. E persino il predecessore di Davigo, Luca Palamara, aveva subito dichiarato: "Le generalizzazione a me non piacciono. Non dobbiamo cadere nella trappola del conflitto". Alla fine lo stesso Davigo ha smorzato un po' i toni. Prevedibile.

Ma il nocciolo della questione, che svela uno scenario politico molto ampio, non sono queste correzioni da comprimari, ma la nuova intervista che ieri ha raccolto il Corriere della Sera. Dopo Davigo, ecco il presidente dell'Autorità anticorruzione, un pezzo da novanta come Raffaele Cantone, che comunica allo stesso intervistatore di Davigo: "Mani pulite ha fallito perché le manette non bastano. La fiaba della magistratura tutta buona e della politica tutta cattiva è falsa".

Insomma una "sassata" a chi è uscito incoronato come realizzatore della "svolta etica" del 1992. Una "sassata" in fondo anche ai supporters dell'attacco alla "casta", grande operazione mediatica, gestita dal solito "laureato in intrigologia", storico ed ex direttore di via Solferino, tra un paio di iniziali "Vaffa day" di grillina memoria, dopo il crollo del secondo governo Prodi.


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