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Politica

L'INTERVISTA/ Padre Sorge: "Così vedo Renzi, l'Italia e la Chiesa"

Bartolomeo Sorge (Infophoto)Bartolomeo Sorge (Infophoto)

Non si può riformare un punto se non si riforma l'intero sistema. Cambiare una ruota di un ingranaggio non basta, se non si mette mano a tutto l'ingranaggio. Credo che la semplificazione di una sola Camera fosse necessaria; capisco che il bicameralismo sia nato in contrapposizione ai guai causati del fascismo, ma oggi non è possibile che per cambiare una parola di una legge si debba tornare al voto dell'altra camera. Adesso si tratta di vedere se i contrappesi funzionano, quindi anche le altre riforme che andranno fatte, il rapporto con le Regioni, le competenze, eccetera. 

 

Lei contrappone ai due mali peggiori, il populismo e l'antipolitica, la buona politica. Ma come si fa a riconoscere se una politica è "buona"? 

A mio avviso è sufficiente attenersi ai quattro criteri che papa Francesco indica nella Evangelii Gaudium. Li cito solo per memoria di tutti: il tempo è superiore allo spazio; l'unità prevale sul conflitto; il tutto è superiore alla parte; la realtà è più importante dell'idea. Queste indicazioni, che ovviamente non vanno prese in modo rigido o schematico, possono essere meglio comprese con il termine "glocale" cioè affrontare i problemi locali in un'ottica sempre più grande. Significa che se siamo a Palermo, bisogna pensare almeno al contesto italiano o europeo. Avendo cura di ricordare che non basta affrontare i problemi immediati, ma bisogna anche avviare processi che servano per una risoluzione radicale dei problemi. In tal senso è importante coniugare insieme sussidiarietà e solidarietà per valorizzare tutti e non lasciare indietro nessuno.

 

Lei espresse all'inizio del mandato di Renzi un giudizio tutto sommato positivo, almeno per le attese che aveva acceso nel Paese. E' ancora di questo parere?

Dico innanzitutto che al momento non mi pare ci sia un sostituto, perché anche per cambiare ci vuole uno all'altezza del compito che deve svolgere. Certo con il carattere un po' duro che ha non si crea molti consensi, ma è l'unico che ha cambiato alcune cose. Quindi, prima di buttarlo a mare… Va detto che ha aperto molte attese, a partire da quella della rottamazione. Solo che combattere con una maggioranza che non è sua (le elezioni furono vinte dai bersaniani) non è facile; tuttavia ha ancora alcune cose che può dare all'Italia. Certo il paragone con Moro o De Gasperi non regge. Erano statisti di altra natura e statura in grado di ottenere il rispetto degli altri e degli avversari che ne riconoscevano le capacità e il valore. Lui non è proprio così, ma al momento non c'è di meglio.

 

La caduta della prima repubblica ci aveva promesso la fine della corruzione. Eppure puntualmente ci risiamo. C'è chi se la prende con i magistrati, chi con i poteri forti. Ma perché è così difficile amministrare nel piccolo come in grande con correttezza?    

E' tutta questione di formazione. Noi in Italia abbiamo una cultura politica deteriore. Altre nazioni hanno nel sangue (pur con gli scandali che possono capitare) la cultura della buona amministrazione. Noi siamo sempre alla ricerca dell'amico che ci può aiutare o favorire. Si tratta, invece, di partire dal basso, dalla scuola per esempio; anche la Chiesa può aiutare nella formazione delle coscienze. Questo atteggiamento non riguarda solo la politica, ma il vivere quotidiano, i rapporti familiari, professionali, sociali, anche il modo in cui fare gli esami. Questo è il limite dell'Italia, che poi in democrazia si paga.

 

C'è chi dice che l'unica medicina sia la legge. Ma può una legge seppur ben fatta generare l'uomo nuovo, in grado di non soggiacere al ricatto della corruzione?