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L'INTERVISTA/ Padre Sorge: "Così vedo Renzi, l'Italia e la Chiesa"

Bartolomeo Sorge (Infophoto) Bartolomeo Sorge (Infophoto)

La legge è uno strumento e come tale serve a chi lo ha in mano. Per fare un bravo medico non basta un buon bisturi. Se così fosse allora…. Anche il potere non è da demonizzare, perché senza potere non posso fare nulla. Se devo cambiare, devo avere il potere economico, politico, morale. Il problema è che il potere è uno strumento. Se io come politico cerco il potere per fare politica, ne ho bisogno. Se invece faccio politica per cercare il potere, si capovolge il cammino. Ed è quello che sta avvenendo. La legge non potrà mai sostituire l'uomo. Posso fare un esempio?

 

Prego.

In un'intervista che rilasciai a Walter Tobagi una settimana prima che lo uccidessero, dissi, con riferimento al mondo cattolico, che in Italia ci sono molte energie, ma mancano le strutture. Tra l'acqua e i canali, è più importante che ci sia la prima piuttosto che i secondi, perché i canali senz'acqua non servono a nulla, mentre l'acqua scorrendo tra i canali irriga dappertutto; e se poi comunque i canali si otturano l'acqua si fa strada e alla fine giunge a destinazione. Noi abbiamo dato più importanza ai canali, cioè le leggi, che all'acqua, cioè le idee, i giovani, eccetera. Poi le leggi ci sono e ci devono essere, ma è un errore dare il primato alle riforme strutturali. Pensare che una volta fatta la riforma della scuola, della sanità ecc. l'Italia andrà bene, non è vero, perché la forza principale è l'acqua.

 

Oltre al tema della corruzione oggi l'Italia, come l'Europa, deve fare i conti con la questione delle grandi migrazioni. I termini sono finalmente chiari, ma perché l'Europa non riesce a trovare unità neppure di fronte a questo dramma e continua a girare su se stessa?   

La mia persuasione è che siamo di fronte ad una crisi di valori; i valori fondativi dell'Europa non sono più al primo posto e questo vale in tante altre cose, in tante altre scelte e leggi approvate. La forza ideale che avevano i grandi fondatori dell'Europa — De Gasperi, Schuman, Adenauer — è finita. Si è partiti dal carbone e dall'acciaio, si è passati all'economia, ma soprattutto l'eccessivo allargamento l'ha snaturata. Per me il vero problema del mondo globalizzato è trovare un nuovo umanesimo. Quello che aveva fondato l'Europa era l'umanesimo cristiano. Ma di fronte alla secolarizzazione, al razionalismo, al positivismo è cambiata la cultura. Quindi l'umanesimo cristiano può essere una componente, ma non c'è ancora una sintesi. 

 

Ci spieghi. Può farci un esempio?

Sì, quello del Partito democratico che non è mai nato. Io ritengo che non esista un Partito democratico. Era bellissima l'idea che venne poi divulgata nel "Manifesto dei valori del Partito democratico" (2008), elaborato dal Pds e dai Popolari prima che si fondessero nel Pd. Ci lavorarono in molti, ricordo tra gli altri Scoppola, e c'erano concetti molto belli, a partire dalla politica come servizio. L'idea centrale era questa: superiamo, senza rivendicare, la nostra storia. Quindi il socialismo non doveva rinnegare la sua storia, ma andare oltre il socialismo. E lo stesso valeva per i popolari, che non dovevano rinnegare la tradizione democristiana, ma andare oltre. In quel manifesto c'erano i principali valori della nuova cultura politica. Per cui non era né socialista, né cattolico, né liberale, ma era il risultato di queste tre culture che hanno fatto tanto per l'Europa. 

 

Ma di questa vicenda si è persa pure la memoria. Perché non andò avanti?