BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

L'INTERVISTA/ Padre Sorge: "Così vedo Renzi, l'Italia e la Chiesa"

Pubblicazione:

Bartolomeo Sorge (Infophoto)  Bartolomeo Sorge (Infophoto)

La carta fu approvata ma non fu diffusa perché incombevano le elezioni politiche di aprile. Ci sarebbe voluto del tempo per portare in giro questo manifesto, farlo conoscere e condividere alla gente e dar luogo al nuovo partito, cioè il Pd. Siccome non ci fu tempo, si adoperò il manuale Cencelli per fare le liste e ci si presentò agli elettori. I liberali alla fine si sfilarono e rimasero Pds e Ppi, ma uniti e diversi. Fu la somma di due partiti, ma non un nuovo soggetto. Le due anime rimasero appaiate e ancora adesso si vedono i risultati. Le due anime del Pd di adesso sono il risultato di quel processo mai concluso. 

 

E oggi cosa sta succedendo?

Prima le ideologie erano modelli di società: modello socialista, liberale, eccetera. I cattolici non potendo identificarsi in quelle hanno fatto la terza ideologia. Finita questa fase il problema è oggi come realizzare la casa comune. L'unità nella pluralità. La vera scommessa del terzo millennio è imparare a vivere uniti rispettando le diversità di ciascuno: bianchi e neri, ricchi e poveri, gente del sud e del nord. Quando c'erano le ideologie, il problema era: vediamo quale modello vince. Oggi non c'è un modello che vince, ma una casa comune da costruire. Partiti e sindacati sono ancora attaccati a modelli passati, frutto delle ideologie di quel tempo. Ci sono al loro interno ancora tante persone che ci credono e si impegnano, ma non si rendono conto che non esistono più i vecchi modelli. Per cui anche l'allargamento che Renzi tenta di fare è una necessità. In tal senso non esiste il modello Renzi, ma la necessità di rispondere alla domanda: come facciamo a risolvere i problemi di tutti in un'ottica globale?

 

Questo non assomiglia un po' all'esperienza della primavera palermitana?

Sì, certo. Almeno quella dell'inizio. Quando partimmo creammo un movimento in cui c'erano dentro tutti. Avevamo un consenso del 90 per cento. Si unirono tutti quelli che volevano la legalità a Palermo. 

 

E poi?

Ruppi con Orlando quando lui decise, insieme a padre Pintacuda, di trasformare il movimento in partito. Io risposi che non c'era bisogno di un partito in più ma di un movimento per la legalità, dove ciascuno poteva rimanere con la propria ideologia, ma battersi insieme per l'obiettivo comune. Poi nata La Rete il consenso è stato scarso e tutto è finito.

 

Ma questo, in qualche modo, non era il modello della Dc?

Certamente quella degli inizi, quella di De Gasperi. Poi c'è stata la corruzione e il partito è finito. Ma all'inizio c'era la capacità di guardare lontano e la Dc è riuscita, insieme agli altri, a ricostruire l'Italia. Ed e per questo che è sopravvissuta per cinquant'anni. Non dimentichiamo poi che sono venuti meno gli ideali.

 

Anche la situazione a livello internazionale non va meglio. Non è che oltre ad una società senza padri abbiamo costruito un mondo senza leader in grado di voler perseguire veramente la pace?

Prevalgono gli egoismi territoriali che hanno fatto da sempre la storia del mondo. Viviamo in una società senza padri e in un mondo senza fratelli; se non abbiamo un unico padre, non siamo fratelli e quindi diventiamo nemici e il più forte vince. C'è bisogno di ritornare il Vangelo nel senso di ritrovare una paternità comune. Qui la religione ha un grande compito. Purtroppo ci sono stati lunghi secoli di una Chiesa trasformata in Stato che ci hanno rovinati. Oggi la Chiesa è uno Stato tra gli Stati.

 

Vi è una altro tema tra quelli prima affrontati che riguarda la Chiesa: quello della corruzione e della ricchezza, contro cui papa Francesco ha ingaggiato una battaglia chiara ma anche faticosa. Perché è così difficile anche a partire dalle gerarchie ecclesiastiche, accettare di vivere in una contesto più sobrio e consono al proprio status?  


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >