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L'INTERVISTA/ Padre Sorge: "Così vedo Renzi, l'Italia e la Chiesa"

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Bartolomeo Sorge (Infophoto)  Bartolomeo Sorge (Infophoto)

E' il residuo della "cristianità", quella cioè che ha fatto nascere Costantino, che ha dato luogo ad una fede diventata ideologia, fino al punto che la Chiesa si è dotata di un esercito. Perché ad esempio, al di là del fatto folklorico, devono esistere le Guardie Svizzere, oppure perché devono esistere i Nunzi del Vaticano sparsi per il mondo per annunciare il Vangelo? La Chiesa è divenuta uno Stato. Certo, capisco che questo può servire a fare del bene, ma stride… con tutto il resto. Siccome la Chiesa è uno Stato allora ci vuole la curia, che equivale ai ministeri. A tal proposito amo sempre ricordare la frase di San Bernardo che dice: "il Papa non è il successore di un imperatore, ma di un pescatore".

 

A proposito di scandali: il Vatileaks 2 ha costretto la Chiesa, meglio il Vaticano, ad intervenire con metodi tipici della società civile: prigionia, processo, condanna e forse anche una pena da erogare. Ritiene giusto questo metodo? Lei ha scritto a tal proposito che guardare l'uomo e i suoi problemi con gli occhi di Dio non è lo stesso che guardarli con quelli del diritto canonico.

Ancora, la ragione è che la Chiesa è uno Stato: lo Stato Città del Vaticano. Praticamente è rimasta ferma a 200 anni fa. Ricordo ancora quando condannarono a tre anni di galera Paolo Gabriele per il Vatileaks 1. Il presidente del Tribunale, con i paludamenti del caso, iniziò a leggere la sentenza dicendo: "In nome di Sua Santità Benedetto XVI gloriosamente regnante, il tribunale, invocata la Santissima Trinità, ha pronunciato la seguente sentenza…". Ho sentito una pugnalata, quando ho ascoltato che in nome di Dio Misericordioso si condannava un uomo. Probabilmente quella formula era una formula di Pio IX, l'ultimo Papa re, non era stata più usata da 200 anni… Un sussulto della vecchia "cristianità". Perciò si comprendono certe reazioni della cultura laica… Ci voleva proprio papa Francesco per avere il coraggio e la forza di tornare al Vangelo.

 

In tal senso come giudica il modo in cui si sta affrontando il problema della pedofilia?

Siamo di fronte a forme di decadimento morale che purtroppo non sono mai mancate nella Chiesa. Una volta c'era la piaga del concubinato; oggi sono cambiati i tempi, ma certe piaghe morali rimangono. Queste non mi stupiscono, ma mi addolorano. Del resto, il primo a rinnegare Gesù è stato san Pietro, la "roccia" su cui è fondata la Chiesa. Tuttavia, anche nei momenti più bui della sua fragilità, nella Chiesa non sono mai mancati i profeti e i santi, perché Gesù è il capo del Corpo. Fino alla fine del tempi, la Chiesa non sarà mai di tutti puri, ma sarà sempre composta da santi e da peccatori. E' questa una prova della sua divinità. Come un giorno ebbi a dire a un prete che aveva attaccato pubblicamente la Chiesa disprezzandola: se in duemila anni non sono riusciti ad affondare la barca di Pietro né i papi né i vescovi, lei si può risparmiare la fatica!

 

Da ultimo, l'esortazione apostolica post-sinodale "Amoris laetitia". Lei è sempre stato un grade e convinto sostenitore del confronto e dell'ascolto, innanzitutto dentro la Chiesa. Come giudica il metodo che è stato utilizzato?  


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