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Politica

SCENARIO/ Folli: inchieste, crisi e referendum, quante nubi sulle elezioni-test

"Fare pronostici ora è prematuro, ma la crisi economica, i contraccolpi internazionali e quelli giudiziari potrebbero incidere. Comunali e referendum? Sono voti politici" STEFANO FOLLI

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Il governo è certamente più debole in questo momento. E' vero che Matteo Renzi si è indebolito. Ma non si vedono all'orizzonte alternative percorribili, credibili, ad esempio aggiustamenti come ai tempi della prima repubblica. In questa fase storica italiana, quando si cambia non si valuta con il bilancino. Secondo Stefano Folli, ex direttore del Corriere della Sera, editorialista di Repubblica, uno dei più importanti analisti politici italiani, si vivranno mesi concitati, probabilmente sino al referendum sulle riforme costituzionali. Ma a meno di colpi di scena di carattere giudiziario, oppure di questioni internazionali rilevanti, lo scontro decisivo pare rimandato a ottobre quando si affronteranno, nel referendum, i temi delle riforme istituzionali.

Scusi Folli, ma un primo colpo da campagna elettorale sembra segnato dalla perquisizione nelle abitazioni del presidente del Pd della Campania, che è anche consigliere regionale, Stefano Graziano. L'ipotesi di reato che si profila è quella di concorso esterno in associazione camorristica.

Sì, un fatto come questo fornisce effettivamente l'idea che siamo entrati, ancora una volta, in campagna elettorale. Aspettiamo di vedere come si chiarisce però tutto quanto, perché effettivamente non si ha neanche più voglia di parlare di queste cose. Ormai si parla da troppo tempo, da troppi anni di fatti come questi e francamente l'idea di fare commenti si rivela noiosa.

Lei vede un governo e un Matteo Renzi indeboliti, ma ritiene che non sono prevedibili crisi imminenti.

No, al momento non vedo situazioni di questo tipo, cioè ipotesi di crisi. Vedo un presidente della Repubblica molto vigile, molto attento e concentrato sulla situazione. Non c'è dubbio che il governo abbia di fronte degli ostacoli seri. Quando sento parlare Piero Fassino che dichiara che in fondo si vota per delle amministrative, per il comune di Torino, a cui è direttamente interessato, ma anche per le giunte di altre grandi città, so benissimo, come tutti, che non è vero. Non si vota solo per delle amministrative, in questo caso, così come non lo è stato anche in passato. Dalle elezioni comunali delle grandi città, uscirà inevitabilmente un giudizio anche sul governo, un indice di gradimento.

Qui ci sono valutazioni contrastanti sul risultato. E' d'accordo anche lei.

Non c'è dubbio che il risultato sia incerto a Roma, e, mi dicono, anche a Milano, i due centri in fondo più importanti per misurare la popolarità, la tenuta di un governo. Ma i risultati bisogna aspettarli e, a naso, posso dire che non mi sembra decisivo il giudizio in una situazione come questa. Con tutta probabilità il risultato elettorale misurerà la tenuta elettorale di questo governo, magari lo stato del rapporto che esiste in questo momento tra esecutivo e opinione pubblica. Insomma mi sembrano delle elezioni test, una sorta di indicatore.

Poi c'è il quadro internazionale, con le sue insidie, tra un'Europa in palese difficoltà sulla questione dei migranti, sulle scelte economiche e una questione libica che incombe.