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RETROSCENA/ Chi c'è dietro la nuova inchiesta che fa tremare Renzi

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Maria Elena Boschi (Infophoto)  Maria Elena Boschi (Infophoto)

Negli ambienti finanziari circola ormai la voce che, al di là di ogni rassicurazione, il sistema bancario è da riformare, se non da reinventare e la spinta alla cultura delle "Spa", predicata da Banca d'Italia, comincia a non convincere: "Le banche sono imprese private che possono vendere la "emme" di Cambronne, ma non possono fallire. Intanto fregano i risparmiatori". Intanto, si vedrà in settimana se il sigillo sulla fusione tra Bpm e Banco Popolare avverrà senza contraccolpi.

Ma c'è un tale clima di sfiducia in giro che, in questo week end, i francesi di Vivendi, nuovi padroni di Telecom, stano lavorando con i rappresentanti di Mediaset per chiudere al più presto le prime sinergie, a scanso di equivoci e sorprese di carattere politico.

C'è infine l'eterno problema della crescita, con investimenti pubblici che non si possono fare perché non si diminuisce la spesa corrente e investimenti privati che non si riescono a fare per una pressione fiscale demenziale. Come si possa uscire da questa tenaglia micidiale è impossibile dirlo. Si può comprendere la vendita di un'azienda come Loro Piana ai francesi di Lvmh per due miliardi di euro. Ma quando si arriva a vendere il torrone e i gianduiotti Pernigotti ai turchi, forse c'è qualche cosa che non funziona.

In questo modo, oggi, Renzi affronta la famosa "resa dei conti" (ormai una delle tante) nel suo Pd, che si rivela sempre di più la fotocopia del vecchio compromesso storico fallito negli anni Settanta. Ma non è questa la vera resa dei conti che aspetta Renzi. Secondo un personaggio, solitamente ben informato: "La strada di Matteo è talmente lastricata di ostacoli e di prove difficili che basta un soffio di vento, ormai, per farlo cadere".



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COMMENTI
04/04/2016 - Da Rold, lo chieda ai lucani magari... (Franco Labella)

Capisco che un commentatore del calibro di Da Rold si sentirebbe sminuito se dovesse fare una ricostruzione meno avvincente (gli equilibri dell'Anm ed il Cantone salvatutto, il magistrato in aspettativa Emiliano, il non citato Woodcock magari) ma se uno si piglia la briga di consultare le annate dei quotidiani lucani, e se ne stampano due oltre ai quotidiani nazionali meridionali, scopre che Tempa Rossa e l'inquinamento ambientale non sono un"invenzione" recente dei soliti magistrati manipulitisti. Scoprirebbe che le questioni tra Puglia e Basilicata mica riguardano solo le royaltes petrolifere ma risalgono alla guerra dell'acqua ed allora mi chiedo: qual è il senso di sminuire comportamenti politici inqualificabili come quelli del ministro dimissionario come sembra voler fare Da Rold nel suo commento? Reati? ipotesi di reato? Da Rold è in collegamento con i vituperati magistrati potentini per poter escludere risvolti penali futuri? Critica pure lui la fattispecie inserita dalla Severino e cioè il traffico di influenze illecite? Perchè se non è così vorrei far osservare che manco Renzi ha gridato ancora, in stile berlusconiano, al "dalli al complotto" dei magistrati e di giustizia ad orologeria. E se magari, per una volta, la si smettesse di dare della Magistratura un'immagine da potere guastatore non sarebbe male... In un Paese normale, per lo meno... Firmato: un prof. lucano che conosce la sua regione d'origine.

 
04/04/2016 - Renzi: il vecchio che avanza (Michele Ballarini)

Rottamazione, largo ai giovani. Ma se questi sono i giovani, ridatemi Andreotti! Il PD non fa eccezione rispetto ai suoi predecessori al Governo. Si regge su di una maggioranza che vede molti dissenzienti all'interno dello stesso partito (anche se, occorre dirlo, si tratta piuttosto di pensionati del partito, come Bersani, Finocchiaro, Bindi, e compagni), peraltro compatti allorchè si tratta di votare fiducia su fiducia per difendere la propria poltrona, non per altro, e su di un partito, quello di Alfano, che dovrebbe essere all'opposizione. Dunque, un Governo appoggiato da siffatta maggioranza, non emersa da alcuna elezione, si dimostra infelice non solo nella politica economica (dispersione di risorse, incentivi assurdi, vedi la decontribuzione per i nuovi assunti ai sensi del job act, salvo poi affermare che i giovani avranno pensioni da fame) ma anche sotto il profilo della correttezza e trasparenza dell'azione. Il rottamatore vale quanto i rottamati.