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DA CRAXI A RENZI/ La "dittatura" dei pm, una tragedia che si è trasformata in farsa

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Bettino Craxi (Infophoto)  Bettino Craxi (Infophoto)

Nei rapporti con la magistratura, in realtà, ci furono anche aperture da parte di Craxi. Come quando depose in tribunale sulla famosa tangente Enimont. Come quando intervenne (per tre volte alla Camera) sostenendo, nell'imbarazzo e nel silenzio generale, che il sistema del finanziamento illegale dei partiti, che riguardava tutti, andava cambiato, ma che non si poteva criminalizzare tutta l'esperienza della "prima repubblica" vissuta all'ombra della guerra fredda.

Con un partito comunista che aveva prima ingenti finanziamenti diretti dal nemico, dall'Urss; poi un'amministrazione "straordinaria" che lo stesso Enrico Berlinguer conosceva molto bene; un'amministrazione che il partito si guardava bene dal rivelare in modo veritiero ai suoi iscritti.

E' quasi inutile ripetere certe vicende che ormai stanno diventando storia. In realtà, era la dinamica di chi voleva destabilizzare l'Italia che spingeva allo scontro il leader socialista, i partiti democratici del pentapartito contro i magistrati. I quali, certo, avevano subito una severa lezione sul piano dell'immagine con il referendum sulla responsabilità civile del 1987, perso con l'80 per cento di favorevoli. Ma la parte rilevante dello scontro era costituito nell'ordine: dal piano di destabilizzazione; dalla messa a soqquadro del potere politico con una stampa compiacente in mano a poteri ancora forti; dalla sconfitta storica del comunismo che era anche merito della lotta riformista nella sinistra italiana ed europea. E' in questo contesto che vanno viste le ragioni per cui l'ordine giudiziario, che reclamava potere, attaccò con durezza Craxi.

Si intervenne addirittura direttamente in televisione per bloccare il decreto Conso, suggerendo manovre tutte da decifrare storicamente al presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Quello che è avvenuto dopo è ormai oggetto di studio. E quando si ricostruirà a mente fredda tutta la vicenda italiana del 1992 in poi, si dovrà almeno spiegare perché il Craxi in Tunisia era un latitante per i magistrati, ma meritava un "funerale di Stato" per il Governo in carica. Un autentico rebus o quanto meno un enigma istituzionale.

Matteo Renzi è ora anche lui polemico con i magistrati. Li invita a interrogarlo sull'emendamento che ha scatenato il putiferio. Sembra quasi che li sfidi. Rivendica che lui i processi li vuole perché arrivino presto a sentenze, mentre altri volevano solo sottrarsi ai processi. Renzi è certamente critico verso questa magistratura che arriva sempre puntualmente a scandire i tempi dell'agenda politica italiana e a tracciare i limiti dell'azione di un governo o di una maggioranza politica. Ma non sembra che voglia affondare i colpi della sua polemica.

E' anche vero che la situazione politica italiana è arrivata a un tale punto di polverizzazione e di sfarinamento che non ha neppure bisogno di un ulteriore colpo di destabilizzazione. Detto in poche parole, Renzi appare sempre più non il "rottamatore", ma il liquidatore del potere politico italiano, in una repubblica dove ormai si sono insediati poteri di ogni tipo. 



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COMMENTI
08/04/2016 - La storia contemporanea (Franco Labella)

"I funerali di Stato tributati dal Governo D'Alema", come scrive non Da Rold ma il lettore Dellisanti, sono un "refuso" colossale e se però lo legge un lettore che non ha vissuto quel periodo si fa una idea sbagliata. I funerali di Stato furono sì proposti da D'Alema (quindi non tributati) ma le esequie si sono svolte, in forma privata, a Tunisi. Fattualmente, quindi, nessun funerale di Stato per Craxi. Come docente sono assai interessato a puntualizzazioni come questa perchè immagino che i miei studenti (che poco conoscono della storia) conoscerebbero la storia sbagliata se si affidassero magari a una consultazione acritica di Internet.

 
08/04/2016 - Damnatio memoriae? (Franco Labella)

E' singolare che debba essere io (non essendo esattamente craxiano manco da lontano) ad introdurre una elementare differenza tra responsabilità penale (indiscutibile per Craxi visto il giudicato) ed il riconoscimento di un ruolo politico preminente. Questa cosa dei funerali di Stato, per la verità, mi è nuova ma non sono esperto di cerimoniale. Dove starebbe, in ogni caso, la contraddizione? Ancora una volta lo studio della Costituzione, fin dalle scuole e sono dieci anni che mi batto per questo, aiuterebbe anche a risolvere la evntuale aporia segnalata da Da Rold. Un condannato che sconti la pena (ma ahimè non è il caso di Craxi) lo additiamo per sempre al pubblico ludibrio e all'esclusione sociale? La damnatio memoriae non è contemplata a livello costituzionale tranne che per il fascismo. La Costituzione ci dice, quindi, di no. L'art. 27. infatti, parla di valore rieducativo della pena. Poi che Craxi non abbia fatto manco un giorno di galera è altra storia. Infine citavo la sentenza di primo grado del Tribunale di Potenza perché è stata la smentita, plastica ed in un tempo reale che non poteva, ovviamente, essere stata "congegnato" dai giudici, della intemerata di Renzi sul "dateci le sentenze". E l'hai avuta la sentenza così che ora Crozza ci potrebbe costruire non una gag ma uno spettacolo intero... Glie l'hanno data in contemporanea i giudici e se magari i consiglieri del Principe si fossero un attimo informati , Renzi avrebbe evitato la ridicola richiesta.

 
06/04/2016 - Rallegrarsi, non rallegrarsi... (ALBERTO DELLISANTI)

Non entro nel merito di quanto brevemente scritto da Da Rold sul pensiero che abiti in Renzi nel riguardo della Magistratura. Non entro nemmeno in merito al concetto di "giustizia ad orologeria", stigmatizzato da Labella nella sua critica dura a Da Rold. Ma mi pare che Labella lo attribuisca pure a Renzi nell'occasione dell'attuale operato della Magistratura di Potenza. Però, ho capito bene? Il modo di scrivere di Labella - su questo punto - non ha facilitato la mia comprensione. Il punto in cui accenna a una condanna pronunciata in primo grado a Potenza (e scrive: "Pure quella col timing della Direzione PD?). La contestazione che Labella fa a Da Rold sul "Craxi latitante" è buffa. Certo che Craxi è da definirsi latitante da parte della Magistratura che ne decretò l'arresto. Ma la questione posta da Da Rold è sacrosanta. Latitante, da una parte? E d'altra parte funerali di Stato tributati dal Governo D'Alema?

 
06/04/2016 - La ricostruzione st. non può ignorare le regole (Franco Labella)

La pregevole ed avvincente ricostruzione di Da Rold ha qualche limite, a mio parere, in alcune domande che dovrebbero essere retoriche ma che l'autore vorrebbe avessero dignità di interrogativi reali. Ad esempio:"Perché per i magistrati Craxi era un latitante"? Caro Da Rold non per i magistrati ma per la legge. Una sentenza passato in giudicato va eseguita e se il condannato (pure se è stato Presidente del Consiglio, nello Stato di diritto non ci sono legibus soluti) si sottrae fuggendo è un latitante. Non per Di Pietro, per la legge. Ancora su Renzi: a parte che la procura di Potenza indaga da anni sui disastri ambientali di Viggiano, della Val Basento e del Pertusillo (e i lucani la storia la conoscono da anni, voi la scoprite solo ora come la Basilicata), c'è pure stata una condanna in primo grado. Pure quella col timing della Direzione PD? Allora l'orologeria di Renzi e Da Rold è, quanto meno, in ritardo... Quanto alla farsa della chiusa finale: perché Da Rold non fa un reportage, una capatina sui luoghi? Magari scopre che i contadini della zona non sono molto ilari sulla faccenda e che non immaginano Gay, Triassi e Basentini come guastatori dell'ordine costituito. Mi chiedo sempre l'effetto della lettura di certi articoli da parte dei miei studenti. Meno male che leggono poco... e mi costa assai rallegrarmene.