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REFERENDUM TRIVELLE/ Emiliano: non un voto anti-Renzi, ma contro il blitz dei petrolieri

Pubblicazione:mercoledì 6 aprile 2016 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 6 aprile 2016, 13.58

Michele Emiliano (Infophoto) Michele Emiliano (Infophoto)

REFERENDUM TRIVELLE 17 APRILE 2016. Per tutta la durata della telefonata sembra voler nominare Renzi il meno possibile. Michele Emiliano, ex magistrato, ora presidente Pd della Regione Puglia, nell'ultima direzione del suo partito è stato uno dei 13 che hanno votato con Cuperlo (contro il segretario-premier). Emiliano è tra i promotori del referendum anti-trivelle del 17 aprile e in questa intervista spiega le ragioni del sì. Un sì (possibilmente antirenziano) che risulta ormai intrecciato all'inchiesta della procura di Potenza sul giacimento di Tempa Rossa, nell'ambito della quale sono emerse le intercettazioni che hanno portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi.

Emiliano, che cosa farà il 17 aprile?
Vado a votare e voto sì, perché questo referendum trivelle è una bellissima battaglia contro chi vuole a tutti i costi favorire un gruppo di petrolieri che producono gas e petrolio, peraltro in piccoli quantitativi, a danno dell'intera comunità. 

Innanzitutto avete ottenuto di votare per il referendum sulle trivelle...
Sì e di fermare le trivellazioni entro le 12 miglia. Ora resta da fare un ultimo grande passo, quello di evitare un ulteriore regalo ai petrolieri: consentir loro di stabilire il ritmo di estrazione e di decidere quando investire gli ingenti capitali che servono alla chiusura di un pozzo, mentre, all'opposto, la norma europea sulle autorizzazioni impedisce che una concessione non abbia termine. 

Quando dice "a danno dell'intera comunità", che cosa intende?
I quantitativi che vengono estratti nelle 12 miglia sono irrisori, lo 0,5% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 2,5% del fabbisogno nazionale di gas: entità non strategiche, superflue, che non incidono in alcun modo sui quantitativi che vengono ottenuti oltre le 12 miglia. Trivellare al di qua del limite stabilito danneggerebbe tutta l'economia legata al mare, compresa la tutela della bellezza. Salvaguardare l'una cosa e l'altra è nell'interesse di tutti.

Il referendum sull'acqua pubblica del 2011 divenne un voto politico pro o contro Berlusconi. Non le pare che stia accadendo lo stesso nei confronti di Renzi?
Assolutamente no, perché io sono del Pd esattamente come Renzi e sette regioni interessate su nove sono del Pd. Siamo di fronte a un errore del governo; noi referendari abbiamo aiutato il governo a correggersi per quanto riguarda 5 dei 6 quesiti, adesso si deve sventare l'ultimo blitz dei petrolieri, che sono riusciti a infilare nei provvedimenti legislativi norme a loro favore senza che si facesse una sorveglianza adeguata da parte di chi di dovere, come dimostra l'indagine della procura di Potenza nella quale è rimasta impigliata il ministro Guidi. 

Lei ha detto: "Renzi parla come i petrolieri". Cosa intendeva dire?
Nulla di particolare… Solo questo, che il presidente del Consiglio ha tanti problemi e ha scarsamente approfondito la materia, facendosi influenzare dalle argomentazioni degli interessati tanto da sostituirle a una valutazione complessiva dell'interesse generale. A chi governa la complessità, alle volte può accadere. 

Che cosa esattamente?
Di scambiare l'interesse particolare con l'interesse generale. 

Quindi? 


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COMMENTI
07/04/2016 - Motta cosa legge? (Franco Labella)

Posto che ognuno può, ovviamente, scrivere tutto quello che vuole ma vorrei capire il senso del commento. Nè nell'intervista nè nel commento mio c'è l'affermazione che Motta vuole confutare ed allora mi chiedo se non sia possibile discutere partendo da dati reali. Poi che da entrambi gli schieramenti si stanno facendo affermazioni non pertinenti ci può stare. Nei commenti, però, credo che si debba partire dai contenuti pubblicati e non dai retropensieri. Questa almeno è la mia visione.

 
06/04/2016 - Non si ferma nessuna trivella! (Stefano Motta)

C'è già una legge, emanata dopo Macondo (Golfo del Messico) che vieta dal 2011 o 2012 ogni perforazione entro 12 miglia nautiche (22 km) dalle coste di Italia e isole. Non si può e basta, di già! Qualunque risultato avrà il Referendum si potrà comunque perforare in terraferma e in mare oltre le 12 miglia (nelle aree concesse e con i dovuti permessi del Ministero-UNMIG). Quindi se vincono i sì non si blocca nessuna trivella, solo si chiuderanno gli impianti che oggi stanno producendo olio e gas entro le 12 miglia, perchè preesistenti alla legge, a mano a mano che le concessioni vanno a scadere. Preciso che chiudere un giacimento ancora pieno è molto più difficile e pericoloso che chiuderne uno depletato (esaurito). Peraltro nessuno di questi 22 impianti è in Puglia, nè Sardegna, nè Liguria. Molti si vedono al largo di Rimini, Ravenna, o Ancona; producono gas da 20 anni (l'olio c'è solo da Vasto in giù ed in Sicilia) senza alcun danno ambientale.

 
06/04/2016 - Io al suo posto lo avrei evitato (Franco Labella)

Dice bene Emiliano: "Io al suo posto lo avrei evitato" (invitare all'astensionismo). E ancora una volta i consiglieri del Principe fiorentino non sono stati all'altezza come per i dossier su Tempa Rossa e l'oleodotto per Taranto. Possibile che i consiglieri giuridici di Renzi ignorino quello che ha osservato il costituzionalista Ainis a proposito di norme di legge che puniscono chi, investito di poteri pubblici, invita all'astensione? Virgoletto da questo articolo di Michele Ainis: http://www.corriere.it/opinioni/16_marzo_31/valore-segreto-un-referendum-edd99d6e-f69e-11e5-b728-3bdfea23c73f.shtml "Tuttavia due norme in vigore (l’articolo 98 del testo unico delle leggi elettorali per la Camera; l’articolo 51 della legge che disciplina i referendum) castigano l’astensione organizzata da chiunque sia «investito di un pubblico potere» con pene detentive (da 6 mesi a 3 anni). Sono norme figlie d’una stagione ormai trascorsa, quando votava il 90% della popolazione, quando l’astensionista doveva addirittura giustificarsi presso il sindaco. Ma sta di fatto che a nessun governo è venuto in mente d’abrogarle." E Renzi e Boschi sono pure laureati in Giurisprudenza... Ma si è visto l'umiltà non è esattamente la cifra del Presidente del Consiglio e dei suoi più stretti collaboratori. Un Ministro per i Rapporti con il Palrlamento che da Vespa paragona la mozione di sfiducia alla partita di Champions. Roba da rimpiangere la prima Repubblica!!