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DAL BRASILE ALL'ITALIA/ Sapelli: i poteri forti dietro le inchieste pilotate sul petrolio

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Maria Elena Boschi (Infophoto)  Maria Elena Boschi (Infophoto)

Oggi la situazione è rapidamente mutata. È iniziata un'operazione su vastissima scala della magistratura brasiliana, guidata da un gruppo di giovani giudici formatisi negli Usa e che degli attorney Usa - oggi impegnati in una vasta campagna di moralizzazione degli istituti finanziari - si dichiarano ammiratori, impegnati come sono in un'opera, affermano, di radicale pulizia morale della nazione. Essa è seguita alla grande crisi del 2008 e agli eccessi dei manager stockoptionisti. È l'operazione Mensalao, diretta contro i parlamentari che - come accade da sempre in Brasile per via della frammentazione partitica che obbliga decine di formazioni partitiche ad aggregarsi per formare i governi e mantenerli in sella - ricevono fondi pubblici per votare a sostegno del governo. 

Ma l'operazione più importante per comprendere ciò che accade in Brasile è quella che in Usa si usa chiamare Operation Car Wash. È iniziata nel 2014 ed è diretta contro Petrobras, di cui la Rousseff fu Chairman prima di divenire ministro dell'Energia e poi Presidente del Brasile. I reati ipotizzati sono corruzione per acquisire appalti e condizioni di favore nelle opere infrastrutturali promosse dalla major, che, non dimentichiamolo, è fortemente controllata dallo Stato e persegue una politica indipendente dalle altre compagnie mondiali (riflettendo in ciò la politica estera brasiliana che ha sfidato sempre l'embargo all Iran e ha sempre avuto ottimi rapporti con la Russia e con Cuba), in un duro confronto con le major storicamente dominatrici dell'oligopolio petrolifero mondiale. 

Petrobras rappresenta il punto di forza del rapporto politica-economia attorno al quale si sono aggregati gli interessi delle forze economiche e del PT e di molti altri partiti, tra cui spicca, per esempio, il Partito Progressista (dei 51 parlamentari incriminati ben 32 sono esponenti di tale partito che affonda le sue radici nella gestione della macchina politica che in Brasile si costruì durante la dittatura militare). Quest' ultima, come è noto, si differenziò profondamente dalla dittatura argentina perché fu desarollolista: promosse lo sviluppo e la modernizzazione del Paese in un regime meno sanguinoso di quello argentino con larghi momenti di ricostruzione di una facciata rappresentativa, riconsegnando ai civili il potere dopo vent' anni di una dittatura assai simile a quelle turche degli anni Sessanta e Ottanta.

Uno scenario poco conosciuto e poco descritto anche nelle discipline sociologiche ed economiche e che fonda, invece, le radici dell'attuale situazione (vedi l'eccezione di Torcuato Di Tella, "El sistema politico brasileno: partito politico y corporaciones", in Instituto del Servizio Esterior de la Nacion, Documento de Trabajo n 6, marzo 1995). Questo retroterra storico spiega i timori oggi in corso non solo tra i sostenitori della Rousseff e che si battono contro il suo impeachment, ma anche in vasti settori moderati di quelle nuove classi medie, che tutto vogliono meno che far ripiombare il pPese in una nuova cronica instabilità. 

Gli interessi delle grandi major si fanno tuttavia sentire nella vita politica brasiliana, oggi come un tempo dividono, lo ripeto, profondamente l'establishment. Del resto, che dire dinanzi alla condanna a 19 anni di carcere del capo del più grande conglomerato immobiliare brasiliano, Marcelo Odebrecht? Carlos Fernando dopo Santos Lima, uno dei giudici che guidano le inchieste sulle corruzione, ha giustificato l'enormità della condanna sostenendo che si è dinanzi a "un sistema, anche automatico, che controlla i pagamenti illeciti nel settore dell'oil and gas, nelle infrastrutture, negli stadi di calcio".


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COMMENTI
07/04/2016 - Di subliminale c'è poco, è tutto molto reale (Franco Labella)

Non conosco niente del Brasile e non avrei perciò da commentare visto che tre quarti dell'articolo riguardano il paese sudamericano. L'ultimo quarto, invece, riguarda la mia regione d'origine e vorrei, perciò, sommessamente fare qualche osservazione. Primo: la questione petrolio lucano non nasce nè oggi nè due anni fa. Ho insegnato 30 anni fa in alcune località vicine alla Val d'Agri ed utilizzando la Basentana gli impianti e le torri di trivellazione li si potevano vedere già all'opera. Anche gli effetti gravi sul territorio si potevano già apprezzare. Quindi direi che Ludd c'entra poco. Altra considerazione è che la Procura della Repubblica di Potenza, come ha avuto l'amabilità di ricordare lo stesso Renzi alla direzione del PD, indaga da anni. Indaga per danni e disastri ambientali visibili, non sempre monitorati come si dovrebbe. Le popolazioni locali non conoscono Ludd, conoscono gli effetti sulla salute. Le morie di pesci nel lago della diga del Pertusillo, per es., non sono, nemmeno questo, un fenomeno recente. Basta andare in una emeroteca e scorrere le annate dei quotidiani lucani. Quindi che ci siano o no i poteri forti lo dice la Boschi e lo scrive Sapelli. Sicuramente, però, di pilotato mi pare che ci siano solo campagne di stampa che tendono a ripetere la storia della Magistratura "eversiva". Le tanto vituperate intercettazioni sono "costruite"?Qualcuno ha montato spezzoni di file per far dire agli intercettati cose diverse da quelle pronunciate?