BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DAL BRASILE ALL'ITALIA/ Sapelli: i poteri forti dietro le inchieste pilotate sul petrolio

Pubblicazione:giovedì 7 aprile 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 7 aprile 2016, 16.26

Maria Elena Boschi (Infophoto) Maria Elena Boschi (Infophoto)

Il centro del sistema è Petrobras, così come si afferma anche nell'incriminazione dei vertici del gruppo Safra, grande famiglia di origini libanesi impegnata nelle grandi operazioni immobiliari londinesi e centro della comunità ebraica brasiliana. Insomma: l'attacco a Petrobras è concentrico e non può non insospettire (è la fragilità di cui parlava Pablo Ortellado), a fronte della situazione di un oligopolio internazionale che lotta duramente per far fronte al crollo del prezzo finanziarizzato del greggio e alle difficoltà che incontrano soprattutto le compagnie anglosassoni, da sempre dominatrici dell'oligopolio. 

Non può non venire alla mente anche la situazione italiana, grazie a una dichiarazione resa alla stampa dal Ministro Elena Boschi in occasione dello scandalo di Tempa Rossa in Lucania o in Basilicata che dir si voglia, allorché il combattivo ministro ricordava che l'unica volta in cui Ella aveva avuto sentore di pressioni in merito al percorso legislativo relativo al progetto lucano fu allorquando tali pressioni furono esercitate dall'ambasciata del Regno Unito. Essa è molto attiva in Italia e il suo ambasciatore molto si espone sui media televisivi e attraverso una politica di pubbliche relazioni vastissima e avvolgente. Non a caso l'altro grande interlocutore del progetto Tempa Rossa a fianco di Total è la Shell (unitamente a Mitsui), che, come è noto, dal tempo dei lavori petroliferi in Kazakistan, ha impegnato con l'Eni una polemica costante e ininterrotta. L'Eni opera, guarda caso, nell'altro sito lucano di Viggiano, su cui sono incorso inchieste di natura ambientale.

Nel caso di Tempa Rossa il problema è il rapporto tra politica e affari che ha come protagonisti la macchina degli interessi famigliari dell'ex ministro dello Sviluppo economico italiano (dimessosi appena scoppiò l'inchiesta sul percorso parlamentare dei provvedimenti relativi appunto ai lavori in corso nel sito Tempa Rossa). Ma quello che va sottolineato è il delinearsi di un susseguirsi di avvenimenti che tutti hanno in sé un nocciolo duro di sovradeterminazioni economiche rivestite di lotta a una corruzione che va dimostrata e certamente poi perseguita. 

Ciò che colpisce, così come ho sempre sostenuto nei miei studi su questo fenomeni tipico delle società capitalistiche oligopolistiche, è il fatto che la corruzione divenga visibile quando fattori di crisi nei rapporti tra politica ed economia emergono sia a livello nazionale che internazionale, rendendo gli attori capitalistici proprietari di imprese variegati protagonisti di dure lotte di spartizione delle spoglie esegui delle risorse di mercato. Di qui la collusione a svantaggio della competizione, pubblica o privata o mista, che quella collusione sia.

Nel caso del settore delle ricerca degli idrocarburi fossili, che tanto clamore sollevano in un'opinione pubblica sempre più orientata verso uno spiccato spirito dei tempi anti-industrialista e luddista, il tutto assume una sorta di dilatazione mediatica straordinariamente subliminale.

Dal Brasile alla Basilicata.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
07/04/2016 - Di subliminale c'è poco, è tutto molto reale (Franco Labella)

Non conosco niente del Brasile e non avrei perciò da commentare visto che tre quarti dell'articolo riguardano il paese sudamericano. L'ultimo quarto, invece, riguarda la mia regione d'origine e vorrei, perciò, sommessamente fare qualche osservazione. Primo: la questione petrolio lucano non nasce nè oggi nè due anni fa. Ho insegnato 30 anni fa in alcune località vicine alla Val d'Agri ed utilizzando la Basentana gli impianti e le torri di trivellazione li si potevano vedere già all'opera. Anche gli effetti gravi sul territorio si potevano già apprezzare. Quindi direi che Ludd c'entra poco. Altra considerazione è che la Procura della Repubblica di Potenza, come ha avuto l'amabilità di ricordare lo stesso Renzi alla direzione del PD, indaga da anni. Indaga per danni e disastri ambientali visibili, non sempre monitorati come si dovrebbe. Le popolazioni locali non conoscono Ludd, conoscono gli effetti sulla salute. Le morie di pesci nel lago della diga del Pertusillo, per es., non sono, nemmeno questo, un fenomeno recente. Basta andare in una emeroteca e scorrere le annate dei quotidiani lucani. Quindi che ci siano o no i poteri forti lo dice la Boschi e lo scrive Sapelli. Sicuramente, però, di pilotato mi pare che ci siano solo campagne di stampa che tendono a ripetere la storia della Magistratura "eversiva". Le tanto vituperate intercettazioni sono "costruite"?Qualcuno ha montato spezzoni di file per far dire agli intercettati cose diverse da quelle pronunciate?