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Politica

DAL BRASILE ALL'ITALIA/ Sapelli: i poteri forti dietro le inchieste pilotate sul petrolio

In Brasile Dilma Rousseff rischia il posto per un'inchiesta partita su Petrobras. Per GIULIO SAPELLI ci sono delle analogie con quel che sta succedendo in Italia in questi giorni

Maria Elena Boschi (Infophoto)Maria Elena Boschi (Infophoto)

"Le stesse forze che parteciparono al colpo di stato del 1964 appoggiano oggi questo nuovo colpo di stato". A fare questa affermazione non è un pericoloso marxista o, ancor peggio per alcuni, un ex trotskista oggi militante del PT, il partito di Lula Da Silva (che ne è fondatore) e della Rousseff (Presidente del Brasile e storica militante del PT), ma un giovane collega accademico politicamente indipendente e integro, ossia Pedro Fassoni Arruda, autore di "Capitalismo Dependente e Relações de Poder no Brasil (1889-1930)" Editora Expressão Popular, 2010, docente dell'Università Pontificia di San Paolo, una delle più importanti università sudamericane, nota per il livello della sua ricerca scientifica. È un'affermazione che fa pensare, soprattutto se viene anche riportata, oltre che su pochi giornali brasiliani, anche sul Financial Times del 4 aprile 2016, dove spicca la dichiarazione di uno degli studiosi più stimati della stessa nazione, ossia Pablo Ortellado, docente di Pubblic Policy presso l'Università dello Stato di San Paolo, il quale così afferma: "Io non so se questo è un colpo di stato, ma certamente siamo dinanzi a una certa fragilità dal punto di vista giuridico in tutto questo svolgersi degli avvenimenti".

I fatti sono noti. La crisi economica del crollo del prezzo finanziarizzato delle commodity e della stagnazione da deflazione ha colpito duramente il Brasile, dopo due decenni di forte crescita e di sradicamento della povertà e di creazione di nuove classi medie che ora reclamano più diritti civili e più beni posizionali, ossia bene pubblici come le infrastrutture. E reclamano meno corruzione, in una nazione che - come sanno tutti coloro che non sono distratti dinanzi alla storiografia e alla storia - ha sempre avuto un'altissima frammentazione politico e partitica, per la sua immensità e per il essere uno Stato federale con spiccate autonomie delle classi politiche. 

Il Brasile ha già vissuto periodi di grande scontro politico e di divisione dell'establishment. Fernando Affonso Collor de Mello (leader dell'effimero e improvvisato Partito de Reconstrusao Nacional che non sopravvisse al declino politico del suo fondatore) fu Presidente del Brasile dal 15 marzo 1990 al 2 ottobre 1992 ed era il candidato appoggiato dalla potentissima Federacion de Industria de San Paulo, che ne finanziò la campagna elettorale e ne favorì in ogni modo la vittoria. Era un partito nazionalista e personale, caciquista nel più scientifico senso del termine, e non sopravvisse alle lacerazioni che si provocarono tanto nel Parlamento profondamente frammentato, quanto nel sistema degli interessi che si divise profondamente impedendo alla Federazione Industriale paulista di continuare la sua opera di mediazione. 

Il Governo che seguì fu quello di Ferdinando Henrique Cardoso, che era stato ministro delle Finanze dell'esecutivo di Itamar Franco dal 1992 al 1994 e che si apprestava a vincere le elezioni favorito da una vasta alleanza che andava da una miriade di partiti centristi sino al partito sorto dal sindacalismo di ispirazione nordamericana, ma di cui molti leader si erano formati in Italia alla scuola della Cisl, e tra questi vi era Luiz Ignacio Lula da Silva, il quale sarebbe poi divenuto capo indiscusso del PT, facendolo assurgere a partito nazionale: raggiunse il 28% dell'elettorato, fatto profondamente nuovo per la vita politica brasiliana. Alla fine dei governi Cardoso, nel 2003, Lula fu eletto Presidente e venne poi rieletto sino al 2013, per lasciare quindi l'incarico alla Rousseff, dopo una schiacciante vittoria elettorale del PT.


COMMENTI
07/04/2016 - Di subliminale c'è poco, è tutto molto reale (Franco Labella)

Non conosco niente del Brasile e non avrei perciò da commentare visto che tre quarti dell'articolo riguardano il paese sudamericano. L'ultimo quarto, invece, riguarda la mia regione d'origine e vorrei, perciò, sommessamente fare qualche osservazione. Primo: la questione petrolio lucano non nasce nè oggi nè due anni fa. Ho insegnato 30 anni fa in alcune località vicine alla Val d'Agri ed utilizzando la Basentana gli impianti e le torri di trivellazione li si potevano vedere già all'opera. Anche gli effetti gravi sul territorio si potevano già apprezzare. Quindi direi che Ludd c'entra poco. Altra considerazione è che la Procura della Repubblica di Potenza, come ha avuto l'amabilità di ricordare lo stesso Renzi alla direzione del PD, indaga da anni. Indaga per danni e disastri ambientali visibili, non sempre monitorati come si dovrebbe. Le popolazioni locali non conoscono Ludd, conoscono gli effetti sulla salute. Le morie di pesci nel lago della diga del Pertusillo, per es., non sono, nemmeno questo, un fenomeno recente. Basta andare in una emeroteca e scorrere le annate dei quotidiani lucani. Quindi che ci siano o no i poteri forti lo dice la Boschi e lo scrive Sapelli. Sicuramente, però, di pilotato mi pare che ci siano solo campagne di stampa che tendono a ripetere la storia della Magistratura "eversiva". Le tanto vituperate intercettazioni sono "costruite"?Qualcuno ha montato spezzoni di file per far dire agli intercettati cose diverse da quelle pronunciate?