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Politica

SPILLO/ Napoli, un "pernacchio" seppellirà Renzi

Berlusconi si è dovuto "arrendere" a Napoli. Renzi è convinto invece di poter fare meglio del Cavaliere. Ma si sbaglia. SERGIO LUCIANO ci spiega perchè

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Si vada a riguardare su Youtube, Matteo Renzi, il celeberrimo episodio della pernacchia ne "L'oro di Napoli" di Vittorio De Sica. Dove un giovane Eduardo De Filippo, nei panni del rispettatissimo "professore", un saggio di quartiere nel cuore della Napoli vecchia, insegna ai suoi vicini come ridicolizzare la boria arrogante di un nobilotto che ogni mattina sgomma rombante per il vicolo con la sua automobile disturbando tutti senza curarsi della vita di strada: con una pernacchia. Anzi, al maschile, "nu' pernacchio".

Ecco, se Renzi si riguarda quel film, c'è il caso - ammesso che la sua sensibilità toscana non glielo impedisca - che comprenda come sia meglio non ripetere show analoghi a quello dell'altro giorno. Non vada più a Napoli a fare il gradasso promettendo di risolvere in quattro e quattr'otto la vergogna di Bagnoli, l'ex siderurgico fermo da 23 anni nella ruggine per colpa prevalente del partito che oggi Renzi gestisce e che ha amministrato molto a lungo da quelle parti, anche con il Bassolino al quale lo stesso Renzi chiede di sostenere la "sua" candidata sindaco. Se vuol farsi prendere sul serio dai napoletani Renzi le cose prima le deve fare e solo dopo può dirle.

Toscani e napoletani non hanno mai legato molto. Antropologicamente. Arroganti e "so tutto io" i primi; disincantati e ironici fino al disfattismo i secondi. Berlusconi aveva puntato su Napoli la carta della simpatia partenalista, da "pazzariello" munifico. Spagnoleggiante, e questo sotto il Vesuvio attrae, piace. Eppure anche lui, finita la stagione della regalistica (in verità assai breve) ha dovuto scontare l'amarezza del disinganno partenopeo. Vada a rivedersi, Renzi, lo spezzone dell'ultimo comizio di Gianni Lettieri nella campagna elettorale comunale di cinque anni fa, quando il candidato di centro destra - all'epoca sostenuto ufficialmente da Forza Italia - chiamò sul palco il Cavaliere: piazza Plebiscito fu scossa da un uragano di fischi. Berlusconi aveva stufato, con le sue promesse a vanvera. 

È evidente che Renzi è ancora più egoriferito del suo modello. E pensa di farcela dove chiunque altro ha fallito. Ma da qui non si passa. O cambia sorrisetto, oppure un pernacchio lo seppellirà.

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COMMENTI
07/04/2016 - È necessaria una precisazione (Francesco Razzauti)

Concordo al 100% con quanto scritto nell'articolo. Solo una cosa devo precisare da toscano. L'autore, da napoletano e quindi senza conoscere la Toscana, afferma "Toscani e napoletani non hanno mai legato molto. Antropologicamente. Arroganti e "so tutto io" i primi; disincantati e ironici fino al disfattismo i secondi" E qui sbaglia. Non deve dire "Toscani" ma "Fiorentini". Noi Livornesi abbiamo lo stesso senso di avversione di base verso i "so tutto io" di Firenze e Renzi ne è l'incarnazione più classica.