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Politica

RIINA JR DA VESPA/ Mannino: Salvo, ama tuo padre ma odia i suoi crimini

Salvo Riina intervistato da Bruno VespaSalvo Riina intervistato da Bruno Vespa

Dopo il maxiprocesso nell’opinione pubblica siciliana le cose non sono rimaste com’erano, perché si è formata una consapevolezza di dovere civico. Solo che questa è diventata una professione. Sotto lo scudo di questa professione si sono perpetrati anche atti molto discutibili, quando non illeciti penali sui quali non intendo entrare. Adesso tutti i vecchi militanti dell’antimafia reagiscono e prendono a pretesto, perdendo il senso delle proporzioni, questa trasmissione.

 

Perché ritiene che chi critica Vespa abbia perso il senso delle proporzioni?

Perché la puntata di Porta a Porta non va giudicata inopportuna di principio, ma piuttosto nel caso in cui Vespa avesse assecondato l’intervistato... Io non ho visto l’intervista, ma non credo minimamente che Vespa abbia fatto questo errore. Anzi conoscendo Vespa da antica data immagino che a ogni passo, anziché prendere le distanze in termini di ipocrisia formale, abbia sottolineato quanto ancora l’educazione di questo giovane sia distante dall’avere assimilato compiutamente che accanto al dovere di amare il padre comunque, c’è il dovere di dare un giudizio di tutta la vicenda criminale di Cosa nostra.

 

Salvo Riina dice nell’intervista: “Mio padre era un uomo tutto di un pezzo e mia madre si innamorò di lui per l’integrità dei suoi valori morali”. Come valuta questa affermazione?

E’ proprio questo il punto sul quale il distacco deve maturare. Il giovane Riina ha diritto ad amare i propri genitori. Nel confronto pubblico però ha anche il dovere di introdurre delle distinzioni che partano dal riconoscimento che l’essere tutto di un pezzo nell’uccidere tante persone non è un valore morale.

 

Vespa si è difeso dicendo che per combattere la mafia dobbiamo conoscerla. E’ un ragionamento sensato?

Non è scorretto. Quello dell’informazione è un dovere a 360 gradi. Se hai portato in televisione il figlio di Tizio, puoi portare il figlio di Caio. Sui fatti devi avere però una linea che il telespettatore sappia cogliere. Una linea di giudizio e di differenza. Nessuna pregiudiziale, nessuna preclusione nei confronti di chiunque, neanche dei figli dei mafiosi se non si sono resi colpevoli di reati e non hanno delle responsabilità. Però la loro subcultura non può essere propagandata.

 

(Pietro Vernizzi)

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