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DIETRO LE QUINTE/ Renzi va al Sud e cerca "alleati" per sfuggire ai pm

Renzi ha cominciato di gran carriera la campagna elettorale. Al Sud, dove astensionismo e disoccupazione sono alle stelle. Le toghe rappresentano l'incognita maggiore. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

La frase del giorno è: "Il governo è in prima fila con i giudici, e contro la criminalità". Ha molte facce la controffensiva renziana che parte dal Sud. Ma la chiave di lettura della questione morale è la più rilevante. Non è solo una questione di consenso, che pure è importante e che il premer segretario risolve a colpi di fondi promessi, di inaugurazioni (un viadotto mai crollato e il museo dei Bronzi di Riace) e di assicurazioni sulla riapertura di Termini Imerese. E' una partita assai più delicata e pericolosa.

A Palazzo Chigi l'allarme rosso si è acceso da tempo. E l'intemerata sulla politica corrotta pronunciata da Piercamillo Davigo, un minuto dopo essere stato eletto presidente dei magistrati italiani, è apparsa come una conferma incontrovertibile del grande gelo sceso fra il governo e le toghe. Una distanza seconda solo a quella dei governi Berlusconi. E il rosario di inchieste giudiziarie che continuano a vedere coinvolti esponenti democratici (ultima quella del presidente del Pd campano, Graziano) fanno temere il peggio. Il fosco scenario delineato da più di un commentatore è quello di un attacco in grande stile al governo alla vigilia del referendum costituzionale sulla riforma Boschi. Uno scenario che comincia a essere giudicato plausibile, e non di fantapolitica complottarda. Adesso saremmo quindi solamente alle prove generali.

Meglio correre ai ripari, quindi. La necessità di offrire un ramoscello d'ulivo ai magistrati è quindi diventata un'emergenza. E Renzi ha scelto di farlo nella giornata in cui ha toccato Reggio Calabria, Catania e Palermo. Di più: non fermarsi al "governo a fianco dei giudici", ma spingersi anche a un appello a fare fronte comune contro la mafia, scandendo che rimane una priorità per tutti gli italiani. 

Se il segnale verrà raccolto dalla magistratura, abbassando una tensione che preoccupa non poco il Quirinale, si vedrà solo nelle prossime settimane. Per Renzi è essenziale per recuperare consensi, con le amministrative alle porte. La questione morale è il terreno più scivoloso per il partito che domina il governo e gran parte degli enti locali italiani. Sul tema il quartiere generale del Nazareno è sotto il fuoco incrociato dei 5 Stelle e della minoranza dem. L'aver ricevuto in pompa magna Denis Verdini, ormai quasi alleato di governo in nome dei numeri risicati in Senato, ha scatenato una polemica feroce, interna ed esterna, perché il leader di Ala non viene giudicato proprio un campione della legalità.

La controffensiva renziana, però, non può limitarsi a dichiararsi paladini della magistratura. Da qui al 5 giugno è in programma un crescendo di uscite, nonostante in parallelo stiano aumentando le manifestazioni di protesta, indice che molte delle attese sollevate dal renzismo sono andate deluse. Gli incidenti intorno all'Internet day a Pisa sono stati talmente virulenti da consigliare al premier segretario di rimanere a Roma. Una sconfitta d'immagine tamponata con l'uso delle nuove tecnologie.