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REFERENDUM COSTITUZIONE/ Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli

Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto) Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

Il collega annuisce. Senti che è d'accordo e puoi continuare. Lasci perdere il fatto che, in realtà, questo è un discorso da Promessi Sposi e da Francia o Spagna, ma tanto sai che oltre un certo punto non puoi andare. Lui è qualcosa tra Don Abbondio e l'Azzeccagarbugli. Sente istintivamente dove andrà il vento e si ripara, magari cercando di guadagnare qualcosa, rivendendosi la tua firma all'appello.

Quello che la gente non capisce — gli dici — è che questa riforma è soltanto la fase finale di qualcosa che è stato fatto cominciare molto tempo fa, con Tangentopoli, e che non è stato ancora portato a termine. Sentivo dire qualche giorno fa che, in fondo, questa riforma non tocca la Prima parte della Costituzione e serve solo a modernizzare il Paese. Sono gli stessi discorsi che sentivamo dieci anni fa, ai tempi della riforma di Berlusconi, tali e quali. 

Ti accendi una sigaretta mentre continui e ti siedi sul balcone in accappatoio, se no tua moglie si lamenta del fumo. Gli oleandri del balcone sono belli, non fa freddo e un po' di diritto costituzionale fa bene anche ai vicini. Tu capirai, gli dici, che nel frattempo qualcosa è successo. La differenza tra oggi e dieci anni fa è che, di fatto, la Prima parte della Costituzione, quella di sanità, istruzione, previdenza etc., l'hanno già smontata riscrivendo l'articolo 81, e facendo funzionare il vincolo di bilancio nel modo che sappiamo. E la cosa divertente è che l'articolo 81 l'hanno riscritto in cinque mesi, alla faccia del bicameralismo che non funziona e allunga i tempi. Ma mi dici a che serve non toccare una riga di quello che si dice di libertà e diritti sociali, se poi, per essere virtuoso, devi ricevere l'autorizzazione a spendere da un consigliere comunale finlandese o da un sindaco lettone, messo lì da non si sa chi? Finlandia e Lettonia sono dei bei posti. Li ho visitati tempo fa, ne ho apprezzato molte cose e ho portato a casa molti struggenti ricordi, fatti di fiordi e insenature boscose in mezz'ombra. Però non credo che abbiano una classe politica capace di esprimere statisti continentali, o che, più modestamente, capiscano come funziona l'Italia. Per non parlare del piccolo particolare che questi signori, a dirci cosa dobbiamo fare, non li abbiamo messi lì noi. E dovremmo chiederci chi ha mandato per anni in giro per l'Europa un calciatore finlandese a parlare di economie di paesi molto più complicati del suo. E di cui non sa nulla. Tanto è vero che anche il suo paesino adesso è nelle più nere. E mica per la Nokia che ha chiuso.

Capisci che il collega pensa ai viaggi e ai convegni internazionali e non sa cosa dire. Forse pensa ai vantaggi del costituzionalismo globale e al prossimo convegno all'estero con una relazione in francese. Ma si risolleva ed assesta il colpo. Ti dice: "Sì, ma l'articolo 81 non può fare tutto. Bisogna finire il lavoro". 


COMMENTI
10/05/2016 - No non lo è (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie a Tiziano Villa che non poteva meglio sintetizzare il Professor Alessandro Mangia: "Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che è solo un tassello in più per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese Italia". Grazie mille al Prof Mangia per lo scritto illuminante e per la prosa vivace. Nell'ottimo articolo che poi cita Tiziano Villa, Da Rold ha definito la posizione dell'emerito Napolitano (e - aggiungo io - di un Eugenio Scalfari edizione convertita 2016) vale a dire la posizione del SI' al Referendum d'autunno, come "la scelta del meno peggio". Nel commento apparso in calce a quell'articolo avevo espresso un diverso sentimento. Quello di un fattivo futuro - come lo penso - dopo che ad ottobre vincesse un grande bel NO.

 
10/05/2016 - E' vera riforma ? (Tiziano Villa)

Ringrazio Mangia per l'articolo brillante che in un certo senso risponde all'articolo altrettanto interessante ma debole sul finale di Da Rold "Da Craxi a Renzi, la "guerra dei 25 anni" non è ancora finita". Da Rold faceva sua la conclusione che se al referendum la riforma verrà bocciata, "Per l'Italia è finita. Non ci sarà più nessuna riforma", indicandolo come scelta del meno peggio. Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che e' solo un tassello in piu' per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese. Il titolo "Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli" per una volta coglie perfettamente il senso. Ripropongo il quesito retorico di Mangia: "Che ce ne facciamo di due Camere quando, in fondo, quel che c'è da fare è continuare a fare avanzi di bilancio per mandare soldi all'estero, privatizzare quel che resta delle imprese pubbliche e deindustrializzare definitivamente il paese nel nome della teoria dei vantaggi comparati? Si fa tutto prima con una sola Camera."

 
10/05/2016 - commento (francesco taddei)

bravi. teniamoci mille parlamentari che sennò fanno la fame. vannino chiti il primo che ha paura di perdere la poltrona. non mi sembra che cameron abbia vinto col 51% dei voti, però il suo partito ha la maggioranza dei seggi. basta con questo mare di partitini. basta coi poltronifici.