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Politica

REFERENDUM COSTITUZIONE/ Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli

Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

Adesso sei tu a fermarti. Non riesci a crederci. Forse è una risposta data a caso. In fondo il collega è di lungo corso. E' abituato al colloquio accademico ed ha buona frequentazione degli ambienti politici che sono sopravvissuti al Psi, al berlusconismo, al Pd vecchio e nuovo, e ora hanno da adattarsi al nuovo che arriva. Sa che ci si può trarre d'impaccio con una frase apparentemente senza senso. 

Oppure sa benissimo quello che sta facendo. Sa benissimo a cosa serve questa riforma, e per una firma in più, gli è toccato ascoltare un discorso che non avrebbe voluto sentire, perché, vieux garçon o no, a sentirlo si vergogna un po' anche lui. 

Il punto è che ormai ti sei scoperto e tanto vale andare avanti. Gli spieghi che è molto strano che nel Def ci sia una parte dedicata a spiegare alla Commissione lo stato di avanzamento delle riforme economiche, e che tra le riforme economiche ci sia sempre una scheda dedicata a legge elettorale e riforme costituzionali in Italia. Gli spieghi che, ormai, persino i costituzionalisti, nei loro articoli e nei loro convegni, parlano correntemente di reports di banche internazionali che vedono nelle costituzioni sociali del Sud Europa un ostacolo all'attuazione di certi obiettivi di market building. Gli spieghi che è ridicolo parlare di riforme costituzionali, e di questa in particolare, senza considerare la posizione dell'Italia nel contesto europeo, e i rapporti egemonici all'interno di quella cosa che si chiama Unione Europea. E qualche altra cosetta.

Ci salutiamo stemperando il discorso. Ha capito che non avrei firmato, ma che non gli avrei fatto una predica su quanto male fosse scritta quella riforma. Non aveva senso. Mi sono limitato a dirgli "tutto lavoro per gli avvocati", senza strologare di maggioritari, conflitti tra camera e senato e di presidenti della repubblica eletti dai due terzi dei presenti. Sicché se si è in dieci in aula ne bastano sei per fare un presidente della repubblica. 

Sono convinto che queste cose le sapesse già tutte. E comunque non gli interessassero poi tanto.

Ho messo giù il telefono chiedendomi, in fondo, che senso avesse dire di essere per il Sì o per il No. Ho guardato gli alberi, ho ripensato ai gufi e alle allodole e sono tornato ai Riti del Mattino. Quelli urgenti e importanti.

Dopo qualche giorno ho trovato online un documento firmato da oltre 200 tra dottorandi e ricercatori a tempo definito di diritto amministrativo, internazionale, comunitario a sostegno della riforma. E, fra i 200, persino qualche ordinario di diritto costituzionale, non si capisce se vecchio o se eternamente giovane. 

Dopo qualche giorno ancora, mi è stato inviato il link a un video di Youtube dove si riprendeva un convegno di studiosi pensosamente schierati per il Sì. L'ho ascoltato un po' e poi ho chiuso. 


COMMENTI
10/05/2016 - No non lo è (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie a Tiziano Villa che non poteva meglio sintetizzare il Professor Alessandro Mangia: "Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che è solo un tassello in più per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese Italia". Grazie mille al Prof Mangia per lo scritto illuminante e per la prosa vivace. Nell'ottimo articolo che poi cita Tiziano Villa, Da Rold ha definito la posizione dell'emerito Napolitano (e - aggiungo io - di un Eugenio Scalfari edizione convertita 2016) vale a dire la posizione del SI' al Referendum d'autunno, come "la scelta del meno peggio". Nel commento apparso in calce a quell'articolo avevo espresso un diverso sentimento. Quello di un fattivo futuro - come lo penso - dopo che ad ottobre vincesse un grande bel NO.

 
10/05/2016 - E' vera riforma ? (Tiziano Villa)

Ringrazio Mangia per l'articolo brillante che in un certo senso risponde all'articolo altrettanto interessante ma debole sul finale di Da Rold "Da Craxi a Renzi, la "guerra dei 25 anni" non è ancora finita". Da Rold faceva sua la conclusione che se al referendum la riforma verrà bocciata, "Per l'Italia è finita. Non ci sarà più nessuna riforma", indicandolo come scelta del meno peggio. Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che e' solo un tassello in piu' per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese. Il titolo "Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli" per una volta coglie perfettamente il senso. Ripropongo il quesito retorico di Mangia: "Che ce ne facciamo di due Camere quando, in fondo, quel che c'è da fare è continuare a fare avanzi di bilancio per mandare soldi all'estero, privatizzare quel che resta delle imprese pubbliche e deindustrializzare definitivamente il paese nel nome della teoria dei vantaggi comparati? Si fa tutto prima con una sola Camera."

 
10/05/2016 - commento (francesco taddei)

bravi. teniamoci mille parlamentari che sennò fanno la fame. vannino chiti il primo che ha paura di perdere la poltrona. non mi sembra che cameron abbia vinto col 51% dei voti, però il suo partito ha la maggioranza dei seggi. basta con questo mare di partitini. basta coi poltronifici.