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REFERENDUM COSTITUZIONE/ Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli

Pubblicazione:martedì 10 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 16 maggio 2016, 15.17

Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto) Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

Dopo tre settimane un senatore a vita, ex presidente della repubblica, dall'alto della sua nuova carica di Presidente Emerito, creata ad hoc dalla stampa schierata per il Sì, ha schedato e stigmatizzato le posizioni di quei costituzionalisti che hanno osato dire che in questa riforma qualcosa non va e che sarebbe meglio votare No. E' gente che o non è d'accordo con se stessa, o è  contraria ad ogni riforma quale che sia, oppure vuole solo male a Renzi, è stato il messaggio ex-presidenziale. 

L'importante è nascondere il fatto che è una riforma del tutto inutile. Tranne che per qualcuno.

Personalmente sono stato contento di non aver firmato nessun appello, né per il Si, né per il No. E di aver schivato diverse altre conversazioni del genere. Mi mette al riparo dall'accusa di avere posizioni preconcette quando faccio il mio mestiere. E non mi fa incorrere negli strali del Presidente Emerito. 

Penso con rimpianto ai tempi in cui gli ex presidenti avevano la cortesia— si chiamava galateo istituzionale — di avere un atteggiamento riservato nella vita pubblica, per il semplice fatto di sapere che, a carica lasciata, non avrebbero dovuto interferire con le funzioni di chi stava al posto loro. E anche perché, nei tempi oscuri e lontani della Prima Repubblica, sapevano di non rappresentare più nessuno e facevano meglio a star zitti e godersi quel che gli restava del giorno. Quando, venticinque anni fa, c'erano presidenti che, pur essendo in carica, parlavano troppo, si scrivevano instant books su psicanalisi e politica, insinuando che fossero un po' toccati. Oggi abbiamo in giro un senatore a vita — per la verità sono almeno un paio, ma sembrano uno solo — che non si sa chi rappresenti, e che rilascia interviste che cominciano con un lamento contro i tribalismi nazionali e si chiudono con il dovere di favorire le riforme nel nome dell'interesse nazionale. Evidentemente — contro i tribalismi nazionali, e però nell'interesse nazionale — sente di rappresentare ancora qualcuno. Vorrei capire chi, ma forse preferisco non saperlo. Devono essere quelli che hanno messo in Costituzione la nuova carica di Presidente Emerito, senza che nessuno se ne accorgesse.

E' come se Benedetto XVI rilasciasse interviste al Corriere sul cambiamento nella Chiesa, in virtù del patrimonio di esperienze maturato durante il suo Pontificato. E facesse capire che chi è contro il cambiamento merita la scomunica.

Ho avuto l'impressione di vivere in un incubo. E mi sono chiesto tra quanti anni dovrò fare un'assicurazione sanitaria e se avrò i soldi per pagarmela, visto quello che ci stanno preparando.  

Intanto aspetto i volantini per il Sì nella cassetta della posta. Saranno mesi difficili. 

E' già arrivata, sempre di mattina, una intervista ad un Presidente Emerito della Corte costituzionale. 



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COMMENTI
10/05/2016 - No non lo è (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie a Tiziano Villa che non poteva meglio sintetizzare il Professor Alessandro Mangia: "Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che è solo un tassello in più per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese Italia". Grazie mille al Prof Mangia per lo scritto illuminante e per la prosa vivace. Nell'ottimo articolo che poi cita Tiziano Villa, Da Rold ha definito la posizione dell'emerito Napolitano (e - aggiungo io - di un Eugenio Scalfari edizione convertita 2016) vale a dire la posizione del SI' al Referendum d'autunno, come "la scelta del meno peggio". Nel commento apparso in calce a quell'articolo avevo espresso un diverso sentimento. Quello di un fattivo futuro - come lo penso - dopo che ad ottobre vincesse un grande bel NO.

 
10/05/2016 - E' vera riforma ? (Tiziano Villa)

Ringrazio Mangia per l'articolo brillante che in un certo senso risponde all'articolo altrettanto interessante ma debole sul finale di Da Rold "Da Craxi a Renzi, la "guerra dei 25 anni" non è ancora finita". Da Rold faceva sua la conclusione che se al referendum la riforma verrà bocciata, "Per l'Italia è finita. Non ci sarà più nessuna riforma", indicandolo come scelta del meno peggio. Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che e' solo un tassello in piu' per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese. Il titolo "Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli" per una volta coglie perfettamente il senso. Ripropongo il quesito retorico di Mangia: "Che ce ne facciamo di due Camere quando, in fondo, quel che c'è da fare è continuare a fare avanzi di bilancio per mandare soldi all'estero, privatizzare quel che resta delle imprese pubbliche e deindustrializzare definitivamente il paese nel nome della teoria dei vantaggi comparati? Si fa tutto prima con una sola Camera."

 
10/05/2016 - commento (francesco taddei)

bravi. teniamoci mille parlamentari che sennò fanno la fame. vannino chiti il primo che ha paura di perdere la poltrona. non mi sembra che cameron abbia vinto col 51% dei voti, però il suo partito ha la maggioranza dei seggi. basta con questo mare di partitini. basta coi poltronifici.