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REFERENDUM COSTITUZIONE/ Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli

Pubblicazione:martedì 10 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 16 maggio 2016, 15.17

Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto) Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

Diciamo la verità. Sarà sempre meglio che lavorare in miniera, ma di questi tempi fare il costituzionalista è davvero imbarazzante. A parte le scocciature che ti toccano durante la settimana, il sabato mattina, quando vorresti dormire o semplicemente farti i fatti tuoi, ti trovi a ricevere telefonate da colleghi, più o meno simpatici e autorevoli, che, tutto d'un tratto, ti chiamano e ti chiedono a bruciapelo, tra un caffè, uno sbadiglio, ed altri più importanti riti del mattino, che cosa pensi di questa riforma. "Sai, abbiamo tanti giovani, ma i vecchi sono tutti schierati da un'altra parte. Tu non hai firmato nessun appello, ma sarebbe bello che… vorremmo mandare un appello ai giornali… facciamo un incontro pubblico a…Quelli là hanno esagerato… Noi vorremmo che …".

A parte il fatto che, di fronte ad una frase del genere, più a che pensare da che parte stai, ti chiedi se stamattina sei vecchio o sei giovane (si è sempre troppo vecchi o troppo giovani per qualcosa), capisci subito che, rispondendo al cellulare, ti sei messo in una situazione orrenda. Ma te lo meriti. Sapevi quello che stavi facendo quando hai risposto. Non è possibile che un collega, cui notoriamente piace stare in mezzo alle cose, che non senti da anni e che da anni non senti il bisogno di sentire, ti telefoni per caso il sabato mattina, dando per scontato che tu sia un'allodola e che tu abbia voglia di spendere una mattina di primavera con lui.

Delle due l'una: o gli dici in una battuta quello che ne pensi veramente e te ne torni ai Riti del Mattino. Ma allora sei schierato e lapidario. Oppure la prendi larga. Cominci a dirgli che questa riforma è semplicemente il modo per far scegliere meglio e più facilmente il Gauleiter a chi comanda davvero questo paese. Il collega si inalbera: cos'è un Gauleiter? Non sa bene cosa sia, ma siccome ha un suono inquietante pensa che, in qualche modo, stai dando del dittatore al Grande Capo. Spieghi al collega che non sa il tedesco, ma che da decenni cita autori tedeschi nelle sue pubblicazioni, che, appena prima di quella costituzione di cui parliamo adesso, il Gauleiter è stato il governatore locale in una certa fase storica del Nord Italia, ovverosia in quella terra dove, con grande meraviglia dei tedeschi, fioriscono eternamente i limoni. Gli spieghi che il Gauleiter è, per così dire, il leader locale. Che ce ne è stato uno per il Tirolo e il Brennero, uno per la Carinzia e il Tarvisio e persino uno per il Lago di Garda. In fondo Leiter e leader sono la stessa parola. E se dici leader e usi i termini della comunicazione commerciale sai che capisce e hai ristabilito il contatto emotivo nella conversazione. Glissi sulle consonanze etimologiche tra inglese e tedesco, perché il caffè è finito e bisogna rifarlo. Ed è impegnativo riempire la caffettiera mentre parli di queste cose. 


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COMMENTI
10/05/2016 - No non lo è (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie a Tiziano Villa che non poteva meglio sintetizzare il Professor Alessandro Mangia: "Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che è solo un tassello in più per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese Italia". Grazie mille al Prof Mangia per lo scritto illuminante e per la prosa vivace. Nell'ottimo articolo che poi cita Tiziano Villa, Da Rold ha definito la posizione dell'emerito Napolitano (e - aggiungo io - di un Eugenio Scalfari edizione convertita 2016) vale a dire la posizione del SI' al Referendum d'autunno, come "la scelta del meno peggio". Nel commento apparso in calce a quell'articolo avevo espresso un diverso sentimento. Quello di un fattivo futuro - come lo penso - dopo che ad ottobre vincesse un grande bel NO.

 
10/05/2016 - E' vera riforma ? (Tiziano Villa)

Ringrazio Mangia per l'articolo brillante che in un certo senso risponde all'articolo altrettanto interessante ma debole sul finale di Da Rold "Da Craxi a Renzi, la "guerra dei 25 anni" non è ancora finita". Da Rold faceva sua la conclusione che se al referendum la riforma verrà bocciata, "Per l'Italia è finita. Non ci sarà più nessuna riforma", indicandolo come scelta del meno peggio. Mangia smaschera il meccanismo della sedicente riforma, che e' solo un tassello in piu' per accreditare la dirigenza eteroguidata che sta affossando il paese. Il titolo "Una riforma che completa il "golpe" di Tangentopoli" per una volta coglie perfettamente il senso. Ripropongo il quesito retorico di Mangia: "Che ce ne facciamo di due Camere quando, in fondo, quel che c'è da fare è continuare a fare avanzi di bilancio per mandare soldi all'estero, privatizzare quel che resta delle imprese pubbliche e deindustrializzare definitivamente il paese nel nome della teoria dei vantaggi comparati? Si fa tutto prima con una sola Camera."

 
10/05/2016 - commento (francesco taddei)

bravi. teniamoci mille parlamentari che sennò fanno la fame. vannino chiti il primo che ha paura di perdere la poltrona. non mi sembra che cameron abbia vinto col 51% dei voti, però il suo partito ha la maggioranza dei seggi. basta con questo mare di partitini. basta coi poltronifici.