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Politica

SONDAGGI/ Weber (Ixè): referendum, per la prima volta i NO davanti al SI

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L'impressione è che dove si esasperano i toni di politicizzazione, alla fine escono le forze dell'antipolitica. Per essere sintetici, tendono a prevalere. Stiamo osservando quello che riusciamo ad analizzare nelle tre grandi città che vanno al voto tra meno di un mese: Milano, Roma e Napoli. C'è una sola situazione che potremmo definire "classica", quella di Milano, con due candidati che si fronteggiano, rappresentando rispettivamente centrodestra e centrosinistra, come è avvenuto in questi ultimi venti anni. Al momento Giuseppe Sala è in vantaggio rispetto a Stefano Parisi. Ma Milano sembra un test a parte rispetto a quello che si vive nelle elezioni di Roma e di Napoli, dove ci sono toni molto più esasperati.

 

Che previsioni si fanno nella capitale e a Napoli?

Rispetto a Milano, sembra di vivere in un'altra realtà. A Roma è in vantaggio la candidata del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, ma dietro c'è solo una parte del centrodestra, cioè Giorgia Meloni. E' una situazione completamente rovesciata rispetto a Milano. Sia il centrodestra classico sia il centrosinistra sembrano fuori, al momento, dalla battaglia per il ballottaggio. A Napoli poi c'è sempre la presenza di Luigi de Magistris, che sembra il favorito inattaccabile da altri candidati per una nuova sindacatura. C'è solo una piccola sorpresa in questi ultimi tempi: una sensibile salita del Movimento 5 Stelle, del suo candidato Matteo Brambilla.

 

Scusi, Weber, ma in tutto questo, come arriva all'elettorato, all'opinione pubblica, il messaggio di Silvio Berlusconi della "riunificazione" o meglio del richiamo al popolo dei "moderati"?

Mi sembra piuttosto stonato e anacronistico. Chi sono oggi i "moderati"? Se dovessi rispondere direi che i moderati stanno oggi nel Pd. O magari c'è una trasversalità con una parte di moderati del centrodestra. Ma quello che avevamo in mente una volta come "moderati", cioè quelli che nel 1994 votavano per i partiti del vecchio centrodestra, non si vedono più, non ci sono più. Molte cose sono state rimesse in discussione. Ci sono moderati che oggi sono più arrabbiati di altri.

 

E' comunque ancora presto per trarre indicazioni in una situazione come questa. Sembra di vedere, per un altro anno, ancora una volta, note di delusione, di sconforto, di frustrazione.

Infatti c'è questa tendenza alla delusione e alla possibilità che l'area dell'astensione, soprattutto alle prossime amministrative sia sempre molto alta. Questa crisi non finisce mai. Noi, come tutte le persone, eravamo abituati a situazioni di contingenza non a stati di crisi così prolungati. Adesso c'è la sensazione che anche questo 2016, che appariva come un anno di ripresa, si presenti come un altro anno di incertezza e di sostanziale malessere sociale.

 

Che cosa provoca sull'elettorato?

Disaffezione e una grande incertezza. Soprattutto per i ricercatori come noi una volatilità che spesso ci appare impressionante. Con inevitabili risultati a sorpresa.

 

(Gianluigi Da Rold)

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COMMENTI
13/05/2016 - cosa è la destra e la sinistra (Massimiliano PANIZZA)

faccio coming out, voterò si al referendum; il problema è che nel casino generalizzato nessuno si cura più del popolo e la soluzione sembra proprio quella di dire se il popolo ha fame dategli le brioches... ma attenzione a buttar via il bambino con l'acqua sporca perché sul nulla non si costruisce niente.

 
10/05/2016 - Non ci credo (Luigi PATRINI)

Sono un vecchio democristiano e credo che i sondaggi non siano specchio veritiero: magari vincesse il NO e potessimo liberarci di questi post-democratici che ci abbindolano con i loro continui tweet e non hanno legami con il popolo (ma forse sono già riusciti a distruggerlo del tutto, il popolo!)! I voti è sempre meglio contarli a urne chiuse. Ma speriamo in bene. Certo che se non cambiano l'Italicum, così peggiorativo rispetto alla fascistissima legge Acerbo del 1923, saremo in molti a votare NO al referendum tanto voluto da Renzi, un personaggio davvero democratico se, pur con la larga maggioranza di cui dispone alla Camera, imporrà il voto di fiducia su una questione assai opinabile e complessa come la legge sulle unioni civili!