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SCENARIO/ Stavolta l'ombra di Prodi può rottamare Renzi

Pubblicazione:mercoledì 11 maggio 2016

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“Renzi finirà come Bersani, che si presentò alle elezioni del 2013 pensando di avere già vinto in partenza e invece non ottenne la maggioranza. La scelta di politicizzare il referendum rischia di produrre risultati del tutto impensabili”. E’ quanto afferma Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds. Intervenendo in direzione Pd, Renzi ha chiesto una moratoria di cinque mesi sui conflitti interni al partito, per poi indire il Congresso e cercare di trovare una soluzione che vada bene a tutti. Un’apertura che stride però con le dichiarazioni del ministro per le Riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, che ha detto che chi vota no al referendum fa come CasaPound.

 

Caldarola, la scelta di indire il congresso del partito è una concessione che Renzi fa alla minoranza interna al Pd?

La decisione di anticipare il congresso è un tentativo di Renzi di rabbonire le opposizioni: dà loro infatti una prospettiva molto vicina per contarsi nel partito. Renzi sa inoltre che gli conviene affrontare un congresso se al referendum dovesse vincere il Sì, mentre sarà costretto a farlo se dovesse vincere il No.

 

Il Pd per quanto tempo può reggere in questo clima di rissa continua?

In realtà, penso che possa reggere per sempre. L’unica cosa che al Pd non riuscirà mai più è quella di essere una formazione politica unitaria, visto che come disse a suo tempo D’Alema l’amalgama non è riuscito.

 

Renzi ha invitato alla mobilitazione totale fino al referendum. Ha le forze per farlo?

No. Renzi può chiedere ai parlamentari che hanno votato la riforma di sostenerla anche nel Paese, ma l’elettorato che si recherà alle urne voterà secondo diverse motivazioni. Qualcuno voterà nel merito mentre altri lo faranno sulla base di una sensazione politica. Il guaio Renzi lo ha combinato quando ha messo se stesso come posta in gioco referendaria.

 

Gli riuscirà di fare un passo indietro?

Ci sta provando, ma la tentazione di chiedere un voto su se stesso è sempre incombente. E’ un po’ la stessa situazione in cui si trovò Bersani nel 2013, quando affrontò una campagna elettorale che sembrava facile e già vinta e poi la pareggiò. Renzi aveva di fronte a sé un referendum facile, ma trasformandolo in oggetto di battaglia politica a questo punto può accadere di tutto.

 

Il ministro Boschi ha detto che chi vota no è come CasaPound. Quali effetti produrrà questa uscita?

Un’opinione pubblica di sinistra, anziché secondo argomenti di merito, a questo punto può votare secondo criteri di appartenenza. Insultando i 50 costituzionalisti che hanno obiettato alla riforma, Renzi e la Boschi spingono chi avrebbe votato volentieri sì a votare no.

 

La minoranza Pd continuerà a mordere il freno ancora a lungo?


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COMMENTI
11/05/2016 - Non... dixit (ALBERTO DELLISANTI)

Ma dice, dice bene. Semplicemente, Caldarola, oggi 11-5-16. Non mi fido dei sondaggi, nemmeno di quelli pro il NO. Servono a "gossipare" o a cercare manovre. Serve il plurimo apporto di osservazioni, analisi, idee, spiegazioni, in una partita della mente e del cuore.