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Politica

SCENARIO/ Renzi trasforma le comunali in tanti referendum sulle nozze gay

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L’unica città in cui si può parlare di una vittoria di Renzi è Milano, dove Sala è ancora in testa. Parisi lo incalza da vicino, ma è minato dalla dissidenza di Salvini il quale piuttosto che vedere affermarsi un centrodestra moderato lavora per una sconfitta.

 

E’ un caso che le unioni civili siano state approvate proprio alla vigilia delle comunali?

Ci si poteva aspettare che, alla vigilia del voto nelle grandi città, il Pd parlasse della città metropolitana. Invece questo tema è completamente uscito di scena, e con una mossa forse geniale ma comunque molto a effetto, Renzi ha messo al centro delle elezioni amministrative le unioni gay. In questo modo ha trasformato le comunali in un referendum sulla potestà dei sindaci di celebrare le unioni gay, e ha messo in sordina tutti i problemi reali che ci sono nelle città.

 

Lei che cosa si aspetta dal referendum costituzionale?

Renzi mira alla conquista del partito attraverso gli eletti. Non stupisce quindi che punti anche a vincere il referendum costituzionale attraverso comitati referendari che costituiscano una struttura parallela di partito. Nel merito vinceranno sicuramente i Sì, perché l’abolizione del Senato è un punto di forza. Poiché la vittoria è sicura, Renzi ci si è seduto sopra, trasformandolo in una sua investitura. E’ un colpo di scena rispetto a cui gioca d’azzardo. Non a caso Napolitano ha fatto un’intervista nella quale raccomanda prudenza.

 

Renzi lo ascolterà?

E’ difficile dare consigli a Renzi, e soprattutto che Renzi segua consigli. Il premier è abituato da più di dieci anni a vincere se non a stravincere facendo a modo suo, e quindi continuerà a fare così. Il problema è se non si crei un coagulo, da destra a sinistra, anche al di fuori degli schieramenti politici.

 

Dov’è che Renzi rischia di più?

Il problema vero per Renzi è che probabilmente riuscirà ad avere vittorie simboliche alle amministrative e al referendum, ma la sostanza è se la situazione economica migliorerà o meno. Dopo due anni da che ripete che siamo fuori dal tunnel, o si vede qualche luce o rischia di passare solo per un incantatore.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
12/05/2016 - Abolizione del Senato? (Franco Labella)

Considerato che il livello medio di conoscenze dei cittadini in materia costituzionale è piuttosto approssimato bisognerebbe essere rigorosi. Se si scrive, come nell'intervista, "abolizione del Senato" si scrive una cosa non vera perchè il Senato, anche nell'ipotesi di riforma, è vivo e lotta insieme a noi e però si contribuisce alla confusione. E quella non serve anche perché, opportunamente il referendum costituzionale non prevede lo "spacchettamento" in più quesiti diversi. Quindi siccome il Senato non viene abolito, già questo smonta di tanto l'enfasi sulla fine del bicameralismo perfetto. Se poi si diffondessero i dati sulla conversione in legge dei decreti legge che da strumento eccezionale sono diventati, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale, uno strumento sempre più largamente usato, si ridimensionerebbe anche il preteso effetto di velocizzazione nella produzione delle leggi. Leggi che, peraltro, si dice sempre essere in un numero abnorme e spropositato rispetto ad altri Paesi. Quindi se non si vuole un dibattito ideologico, precisione ed analisi sarebbero utili al popolo sovrano. Sempre che si sappia come sia compatibile il popolo sovrano con il nuovo Senato di nominati peraltro ancora di misteriosa genesi. Ma ne leggeremo e sentiremo delle belle di qui a ottobre... e speriamo che la stessa saggezza del popolo sovrano del referendum costituzionale del 2006 faccia pulizia anche stavolta.