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POLITICA E INCHIESTE/ I nuovi "feudatari" che comandano l'Italia

Dopo il caso del sindaco Nogarin a Livorno, ancora M5s nel mirino: questa volta tocca a alla "stella" Federico Pizzarotti, sindaco di Parma. Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

Federico Pizzarotti, sindaco di Parma (Infophoto) Federico Pizzarotti, sindaco di Parma (Infophoto)

In Italia c'è una compensazione alla deflazione economica che sta bloccando il Paese nella sua perenne, promessa e mancata, "uscita dal tunnel". Si tratta dell'inflazione di interventi giudiziari (arresti, avvisi di garanzia, interrogatori vari "perché informato sui fatti") che riguardano, in questo momento, particolarmente i sindaci e alcuni uomini politici. L'ultima botta inflazionistica è arrivata a Parma, dove il sindaco "pentastellato", Federico Pizzarotti, è stato indagato dalla Procura della Repubblica per abuso d'ufficio.

Un altro avviso è arrivato all'assessore alla Cultura, Laura Ferraris, poi ad altre persone e il tutto riguarderebbe le nomine al celebre tempio della lirica di Parma, il Teatro Regio.

A sollevare polemiche sulle nomine era stato a suo tempo il senatore del Pd, Giorgio Pagliari. Dettagli, in fondo, di una vicenda che entra nelle statistiche, non certo nelle sorprese di un'Italia che ormai sembra paradossalmente "fondata" sulle procure della Repubblica.

Nel frattempo, nell'inchiesta "Tempa Rossa" di Potenza, di comprensione sempre più difficile, è stato interrogato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, e presto sarà ascoltato il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio.

Naturalmente non vanno dimenticati l'arresto del sindaco di Lodi, il Pd Simone Uggetti, in carcere a San Vittore da oltre una settimana per turbativa d'asta e, formalmente, i tre avvisi di garanzia al sindaco "grillino" di Livorno, Filippo Nogarin. Insomma, il "gran ballo" giudiziario di questi ultimi 25 anni, in occasione soprattutto di consultazioni elettorali, continua.

Forse non siamo aggiornati sulle tabelle statistiche, ma alla vigilia delle elezioni politiche ci fu un tourbillon di indagati parlamentari, alla vigilia delle regionali toccò ai consiglieri delle Regioni. Guarda caso, ora che si è alla vigilia della comunali, è il turno dei sindaci, più qualche traino di inchieste in corso che si accumulano.

A ben vedere, non si capisce bene quali siano i protagonisti delle prossime elezioni che riguardano alcune grandi città italiane. Certamente ci sono i candidati, probabilmente diversi milioni di elettori in meno rispetto alle precedenti amministrative, ma i protagonisti sono sopratutto i pm, i grandi nuovi "feudatari" di questa strana repubblica, che assegnano voti di moralità, non solo mettendo agli arresti, ma anche distribuendo avvisi di garanzia, e, di fatto, arrogandosi indirettamente il diritto di selezionare la classe dirigente politica nazionale, regionale e locale, che può essere "azzoppata" da un provvedimento giudiziario anche se, magari, dopo qualche anno quel provvedimento si è rivelato sbagliato o inconsistente.

A ben vedere è in questo modo che il dibattito politico sul programma per un comune, ad esempio, diventa secondario rispetto al "documento di moralità" che ti viene concesso o revocato. In questo modo, il referente, il garante della funzionalità del sistema, non è più la politica, ma il sistema giudiziario stesso.