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RETROSCENA/ Caso Pizzarotti, i pm sono la "lunga mano" di Bruxelles

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Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Infophoto)  Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Infophoto)

In questo caso lo Stato ritorna talmente "democratico" da diventare quasi sussiegoso. Con il ritorno della "banca universale" all'inizio degli anni Novanta (in Italia era stata eliminata nel 1933) si possono vendere prodotti finanziari di ogni tipo, si è impresa privata che "non fallisce". E con derivati e altra finanza sintetica ci si può sbizzarrire a ogni gioco di speculazione senza temere neppure la Consob, l'organo di controllo, o la Banca d'Italia, un rudere sopravvissuto in questo frangente storico.

Le multinazionali sono ancora più sofisticate. Appoggiate e in parte costituite dal grande potere finanziario, cercano, con trattati internazionali, di commerciare i loro prodotti in un mercato globale che ha meno regole possibili e addirittura una sorta di "tribunali speciali" che sfuggono agli Stati nazionali.

E' incredibile che in tutto questo si senta sempre ripetere, quasi con ossessione, che occorre "il rispetto delle regole". Una gigantesca presa in giro.

E in Italia chi si erge a paladino delle regole? Una magistratura autoreferente, divisa in "feudi", le attuali procure, ma unita nella difesa della sua nuova funzione di "vigilante speciale" sulla politica.

E' possibile che di fronte a una simile situazione internazionale, a cui spesso anche i "grillini" fanno riferimento, si debba assistere a una "pioggia" sistematica di provvedimenti giudiziari? Non è paradossale che di fronte a un'influenza sempre maggiore dei grandi poteri si monti un contenzioso tanto complicato sul sindaco di Parma per le nomine al Teatro Regio di Parma?



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