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Politica

RETROSCENA/ Caso Pizzarotti, i pm sono la "lunga mano" di Bruxelles

Mentre Grillo sospende Pizzarotti in ossequio a un folle ideale di trasparenza, la sovranità nazionale è finita e i due nuovi poteri si preparano a eseguire gli ordini. GIANLUIGI DA ROLD

Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Infophoto)Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Infophoto)

Beppe Grillo, il noto comico tanto apprezzato da Ciriaco De Mita (per chi se lo fosse dimenticato), ha deciso che per mancanza di trasparenza il "suo" sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, venga sospeso dal Movimento 5 Stelle, di cui il comico è anche leader oppure tutor, non si capisce ancora bene, tra ritiri, ripensamenti, nuovi comizi politici, dichiarazioni stile Obama sul "tutto" e spettacoli a sfondo politico che comunque fanno ridere molti.

Che cosa succede ora a Parma? Innanzitutto dobbiamo constatare che è avvenuto un "miracolo" istituzionale, per cui il sindaco è una sorta di "roba nostra", dove il partito-movimento decide se appoggiare o togliere la fiducia a chi è stato liberamente eletto dalla maggioranza dei cittadini.

Poi è avvenuto un altro "miracolo" più convenzionale: tutti i discorsi sul giudizio ponderato "caso per caso" relativi all'avviso di garanzia, su cui si sono spesi molti leader, o presunti tali del M5s (compresa la candidata a Roma Virginia Raggi), sono stati superati, nel giro di 24 ore, o dall'improvvisa comprensione del "caso Pizzarotti" o dalla presunta bugia del sindaco, quella di avere nascosto un provvedimento che conosceva da mesi.

Insomma, il M5s è talmente legato al fatto esemplare (in genere la cultura di una democrazia consolidata cerca di evitarlo) che Pizzarotti deve essere messo in castigo.

Il sindaco, sinora, ha replicato con un "irresponsabili" ai suoi ex amici e con una precisazione: "Chiedo chiarimenti da mesi e non ho mai ottenuto una risposta". Inutile scomodare i termini dei luoghi comuni da Komintern, come "populismo" e "antipolitica". Siamo solo di fronte alle genuflessioni interessate, al copione suggerito dai vari "feudi" delle procure che porteranno alla destabilizzazione inevitabile del comune di Parma, come l'hanno già portata in altri comuni e in altri settori della politica.

Le proteste dei sindaci a questo andazzo sembrano non contare nulla. Ormai in Italia prevale una cultura che si poggia su due punti di riferimento fondamentali: la magistratura e la burocrazia.

Si può riformare qualsiasi ordinamento costituzionale, si può discutere all'infinito sul ruolo sempre meno determinante della politica, ma non c'è dubbio che sono due "nuovi poteri", cresciuti all'interno dello Stato, a diventare emergenti e ad essere destinati a imporre sempre di più le scelte determinanti e decisive.

Si osserva che l'Italia abbia ormai una sovranità limitata con l'ingresso nell'Unione europea. Fatto che è indubbiamente vero, sotto molti aspetti, e che avrebbe dovuto essere compensato, in teoria, da vantaggi che purtroppo sinora non si sono mai visti. Siamo tuttavia ancora nel campo delle scelte politiche o della potenza esercitata in chiave economica dai singoli stati, non rispettando la lettera dei trattati concordati.