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VERSO LE ELEZIONI/ Il "killeraggio mediatico" di Piazzapulita

Corrado Formigli Corrado Formigli

Ma non si poteva chiudere così la faccenda, serviva il pezzo di carne insanguinato da lanciare agli squali mediatici. Ed ecco allora che l’inviata fa un bel giro all’interno della mostra-mercato intervistando i gestori dei vari stand, i quali confermavano come il mercato dell’oggettistica legata al Ventennio fosse molto florido. Se questo configurasse reato, immagino che la Digos avrebbe fatto chiudere la mostra e denunciato tutti gli esercenti: non lo ha fatto, era tutto in regola. Per la legge italiana, però, non per il codice Formigli. Ed ecco allora la perla finale: l’ultimo espositore intervistato è un uomo con la barba lunga, pieno di tatuaggi e che se alle prime domande sulla richiesta da parte del pubblico di bandiere con svastiche e celtiche rispondeva che ne vendeva a migliaia, sul finire sgancia la bomba H: i campi di sterminio non sono mai esistiti. Boom! Il negazionista della porta accanto, il Faurisson de noantri, il David Irving del Giambellino ha regalato a Formigli e soci lo scoop sensazionale, la pistola fumante del risorgente nazi-fascismo di cui Pavesi è l’avanguardia in Consiglio di zona a Milano: quindi, un servizio cominciato come denuncia per la presenza nelle liste della Lega di un ragazzo legato a un movimento di estrema destra, finisce con il negazionismo delle camere a gas e dell’Olocausto.

Nel mondo anglosassone, questo genere di giornalismo si chiama character assassination ed è la vera specialità dei tabloid inglesi: ovvero, si distrugge una persona con accuse più o meno vere, ma, soprattutto, creandogli attorno un contesto ad hoc che lo metta in cattiva luce. Di fatto, il servizio accomuna un ragazzo poco più che ventenne con le idee un po’ confuse e candidato alle amministrative a un poveraccio che nega l’Olocausto a una fiera di cimeli militari: che tristezza. Stefano Pavesi non ha detto una parola sull’argomento Shoah e, di fatto, nemmeno sul fascismo, essendosi definito “un patriota” (non è ancora reato esserlo, Formigli), ma alla fine del servizio di Piazza pulita il risultato è quello, vedersi accomunato a quei concetti all’interno di una testimonianza raffazzonata e con chiaro intendimento provocatorio e diffamatorio, non informativo o divulgativo.

Come ho già detto non è mia intenzione fare campagna elettorale, semplicemente trovo assurdo arrivare a un tale grado di militanza politica prestata al giornalismo. Anche perché, sapete, pochi giorni fa, per l’esattezza nel weekend, è accaduto qualcosa di molto grave a un simpatizzante di un altro movimento di estrema destra, Casapound, ancorché questi non fosse un candidato, ma solo un volontario che aiutava nel corso di un volantinaggio. Si chiama Marco ed è disabile, ma questo non ha fermato alcuni militanti dei centri sociali dal picchiarlo prima quando era in piedi e poi a terra, procurandogli una ferita alla testa e la frattura dello zigomo e dell’arcata oculare, diagnosi formulata dopo il suo ricovero in ospedale.

Come mai Formigli, avendo dato vita a uno splendido esempio di giornalismo e di denuncia dell’estremismo politico nell’Italia che si appresta a rinnovare molti, importanti consigli comunali, non ha sentito il bisogno di dire almeno una parola sull’accaduto, una condanna dell’atto e un “forza Marco!”? Bastava questo per adombrare un minimo sospetto di non faziosità, il minimo sindacale di equidistanza in favore di telecamera. Niente. Forse perché i centri sociali non si candidano? Beh, non sarebbe il primo caso di loro membri che vengono accolti nelle file della politica, basti ricordare Daniele Farina, portavoce storico del Leoncavallo che siede alla Camera e in Commissione giustizia tra le file di Sel o Luca Casarini, leader no-global ai tempi del G8 di Genova o il suo sodale Francesco Caruso, spesso e volentieri ospiti proprio a Piazza pulita come commentatori.


COMMENTI
18/05/2016 - Ok però è sbagliato non votare (Carlo Cerofolini)

Egr. Bottarelli, tutto giusto, però non è che disertando le urne si lasci campo libero all’inquinamento dell’informazione ed ai taglialingue “progressisti” intolleranti con chi non la pensa esattamente come loro? Poi però non lamentiamoci. Cordialmente