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DIETRO LE QUINTE/ Giornali e nuovi bonus, le "armi" di Renzi per la Partita finale

Pubblicazione:giovedì 19 maggio 2016

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

A questo punto, il nostro premier guarda con una certa sufficienza i risultati delle amministrative, si concentra sul referendum cercando di isolare i "no" di vario tipo, quasi demonizzando "costituzionalisti archeologi", pentastellati, leghisti, minoranze varie, mescolandoli anche con i neofascisti di Casa Pound, come ha ricordato in una riunione della direzione la sempre sorridente Maria Elena Boschi, il braccio destro del premier.

Ma per realizzare il suo programma, Renzi si muove, eccome. Sul terreno del potere e dell'apparto del consenso.

Vediamo un po' che cosa accade nelle stanze del potere italiano, almeno di quello che rimane con i suoi addentellati esteri. Denis Verdini, ad esempio, serve con i suoi voti in Senato? Certo. Ma forse serve anche a convincere la famiglia Angelucci (esperta in cliniche e farmaceutici) a far ammorbidire il quotidiano Libero di sua proprietà, pensionando il direttore Maurizio Belpietro, che non ha mai risparmiato nulla a Renzi, e sostituendolo con il vecchio fondatore, che può ammorbidirsi anche nella sua conclamata imprevedibilità, Vittorio Feltri.

Alla Rai, non ci devono essere troppe sfumature e quindi personaggi come Massimo Gianni e Nicola Porro è meglio che lascino il passo con le loro trasmissioni un po' troppo "scanzonate", che possono essere sostituite da "cose più incisive". Siamo ai piccoli dettagli, perché poi ci sono realtà più solide e consistenti.

Ad esempio l'ops di Urbano Cairo su Rcs-Corriere della Sera, sebbene sponsorizzata da "Nane" Bazoli (che ha scoperto di votare "sì" al referendum), non va tanto bene a Matteo Renzi. Meglio l'opa dei "cinque" con Mediobanca in pole position, in modo da realizzare una sorta di "patto del Nazareno" nella finanza italiana. Come si può convincere piazzetta Cuccia ad affiancare amici come Nagel, Tronchetti Provera, Della Valle, Bonomi e Unipol Sai? E' abbastanza semplice. Facendo balenare, per esempio a Vivendi di Vincent Bolloré, grande socio di Mediobanca, qualche problema in Telecom, appena scalata, appunto, da Vivendi.

Tutto questo spiega in fondo anche le "acrobazie" di Silvio Berlusconi. A Milano si può stare dietro a Stefano Parisi, insieme nel centro destra, ma a Roma è meglio "pasticciare" con Alfio Marchini, Guido Bertolaso, magari per fargli fare la carta di riserva a Roberto Giachetti in difficoltà. E in tutti i casi non creare troppe difficoltà al premier.

Renzi si muove con disarmante tranquillità e decisione, nonostante le oggettive difficoltà che attraversa. Ad esempio con la minoranza interna al suo partito può anche alzare un po' la voce. Ma Unipol nella cordata per Rcs-Corriere della Sera, con Giuliano Poletti ex Legacoop, ministro del Lavoro, può avere un Pierluigi Bersani schierato fieramente contro? 


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