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DIETRO LE QUINTE/ Giornali e nuovi bonus, le "armi" di Renzi per la Partita finale

Pubblicazione:giovedì 19 maggio 2016

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Sei mesi decisivi, in nome di una "moratoria" di scontri e polemiche nel suo partito. E un anno di tempo per verificare se riesce a operare uno svolta rischiosa, ma che potrebbe segnare un autentico e completo rimescolamento della politica italiana, sia a livello istituzionale che a livello di rappresentanza parlamentare. Matteo Renzi ci ha pensato e ha deciso il "grande azzardo" in un momento delicatissimo della stagnazione economica che riguarda, con diverse gradualità, l'intero pianeta e una serie di turbolenze politiche che possono mutare la geografia politica del mondo.

La prima sorpresa arriva da Bruxelles, mentre Renzi spiega ai "suoi" del Nazareno che bisogna concentrasi sul referendum costituzionale, che bisogna "deporre le armi" per sei mesi e realizzare una riforma storica, negando che si tratti di una personalizzazione del "Renzi contro tutti".

La sorpresa consiste nella flessibilità concessa all'Italia di 14 miliardi di euro nel rapporto deficit-Pil per quest'anno, promettendo che nel 2017 rientrerà nei parametri già concordati. In soldoni da un 2,3 attuale a un 1,8. Roba da brividi vista la crescita e le previsioni generali.

Tuttavia Angela Merkel ha dato il via libera e nell'ultimo incontro il socialista francese Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e monetari, ha concesso ufficialmente la cosiddetta flessibilità e ha sottolineato che nessun Paese ha avuto tanto come l'Italia. Non c'è alcuno che nasconda la ragione di questa concessione: scelta di carattere eminentemente politico, perché, nel bene o nel male, Roma resta con Berlino, l'unica capitale di uno Stato europeo che ha un governo ancora stabile, mentre tutto il resto sembra confuso, aleatorio, sotto pressione politica di gruppi che vengono schematicamente chiamati o "antisistema" o anti-europeisti o populisti o via dicendo. E anche perché c'è una questione economica, perché su 19 Stati dell'Unione, ben 13 sono tecnicamente in deflazione.

L'elenco delle criticità nell'Unione Europea è così lungo che è inutile persino ripeterlo: dal Portogallo con un'economia fuori controllo, a una Grecia stremata, a una Spagna che deve ritornare alle urne, alla Francia dove si sciopera selvaggiamente contro le scelte di riforma del lavoro fatte da un presidente socialista, forse l'ultimo per molti anni a venire. Passando per il resto dei Paesi traballanti e fermarsi in attesa di una possibile Brexit, l'uscita della Gran Bretagna per referendum con il voto del 23 giugno.

A Bruxelles, Strasburgo e anche a Berlino, in fondo, si vedono i fantasmi di un putiferio possibile e difficile da gestire. E' in questo quadro che Renzi può fare il "grande azzardo". Sfruttando le debolezze europee può giocare una partita di poker all'insegna del "piatto ricco mi ci ficco", perché non tagliando troppo nel patto di stabilità, rinviando il saldo dei conti, magari elargendo qualche "bonus", spera di essere uno dei leader capaci di sconfiggere le forze antisistema all'appuntamento elettorale decisivo, quello del referendum di autunno. Alla riduzione del debito ci penserà tra un anno, se vince il referendum, oppure a quel debito sempre più mostruoso ci penserà qualcun altro.


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