BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

REFERENDUM vs UNIONI CIVILI/ Ecco perché Bagnasco dice no e sta con Pasolini

Pubblicazione:

Il cardinale Angelo Bagnasco (Infophoto)  Il cardinale Angelo Bagnasco (Infophoto)

L'iniziativa referendaria sul divorzio fu doppiamente erronea. Essa fu sostenuta da autorevoli personalità del mondo cattolico, fra cui l'allora segretario politico della Dc, Amintore Fanfani, sulla scorta di una pluralità di istanze di tipo etico, religioso e antropologico, la cui manifestazione, tuttavia, era tutt'altro che pacifica e lineare sul duplice piano dell'opportunità politica e del merito storico.

Quanto all'opportunità politica, l'iniziativa sottovalutò l'impatto provocato sul tessuto popolare dal processo di secolarizzazione in corso. Esemplificativa è la radicale incomprensione dimostrata dai vertici del cattolicesimo nazionale nei riguardi delle denunce "corsare" di Pier Paolo Pasolini. Con sconcerto dei primi, il secondo da tempo lamentava in modo "poetico-letterario" gli effetti dell'affermazione dei nuovi valori "dell'ideologia edonistica del consumo", consistenti nella trasformazione "antropologica" della società e nella conseguente "omologazione culturale" della popolazione ("Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane"). I promotori, per contro, confidando nella forza elettorale dei partiti antidivorzisti e nella capacità di mobilitazione dell'associazionismo cattolico, consideravano concretamente ipotizzabile la vittoria referendaria. Sicché la formalizzazione dell'iniziativa non solo prevalse sugli opposti tentativi di mediazione variamente avviati da parte cattolica, laica e di sinistra (soprattutto da Andreotti, Bozzi e Berlinguer); vanificò altresì l'apertura dimostrata dallo stesso Paolo VI verso i tentativi di modifica della legge, al fine di scoraggiare "un eroismo dei cattolici italiani, pastoralmente inutile" (le parole furono rese note dall'allora segretario della Cei, Enrico Bartoletti).

Quanto al merito storico, del pari, l'iniziativa segnò una rigida politicizzazione della religione, una riaffermazione di quella teologia politica posta invece in crisi tanto dal Concilio, quanto dall'opera dei costituenti cattolici (La Pira, Moro e gli altri). Si trattò della riproposizione di un approccio oramai superato dagli eventi, tanto più considerato l'inquadramento del tema dell'indissolubilità del matrimonio fuori dal novero delle cosiddette leggi imperfette; nozione, quest'ultima, risalente ai tempi della patristica, con la quale si sottolineava l'esigenza di una necessaria distanza fra etica e diritto, al fine di assicurare al singolo una propria sfera morale, eventualmente distante o distinta da quella considerata doverosa. La legge umana, d'altronde — come evidenziato da Böckenförde alla luce di Tommaso d'Aquino — "viene data a una molteplicità di uomini e tra loro la maggior parte non è perfetta nella virtù. Pertanto la legge umana non vieta tutti i vizi dai quali si astengono le persone virtuose, ma solo i vizi più pesanti, dai quali può astenersi la maggior parte della massa, e in particolare quelli che si realizzano a danno di altri e senza il cui divieto la società umana non potrebbe conservarsi".

E così, la tensione fra le contrapposte istanze richiamate contribuì prevedibilmente a far trascolorare l'iniziativa referendaria nel solito quadro conflittuale fra la Democrazia cristiana e i partiti d'opposizione; l'una, intesa come custode della morale tradizionale; gli altri, considerati come interpreti del costume progressista derivato dalle rivolte studentesche. Più che a favorire la coesione sociale, detta iniziativa valse ad accentuare in modo dirompente la già lacerante frattura politico-religiosa del Paese, con l'ulteriore conseguenza di irrigidire ulteriormente il sistema nazionale. 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
20/05/2016 - Il Cardina Bagnasco faccia il prete non ingerisca (orazio bacci)

Se se la prende tanto contro gli omosessuali, vada dallo psicanalista e un chiaro suo problema, e la smetta di rompere il mazzo, che il problema e solo suo è non proietti i suoi stati d'animo negli altri questo rompic....

 
20/05/2016 - La posta in gioco (Villi Demaldè)

Credo - parlo molto immodestamente - che il Card. Bagnasco abbia fatto davvero bene a non coinvolgere la CEI, e quindi la Chiesa italiana, in un'eventuale azione referendaria. E non solo perché essa sarebbe probabilmente destinata al fallimento, o perché anche nel c.d. "mondo cattolico" le posizioni in materia - come si è visto ampiamente - sono tutt'altro che univoche; ma perché la questione NON è principalmente di carattere religioso o morale. Si tratta anzitutto un problema antropologico - umano, quindi - sociale e civile. La scelta fatta con l'approvazione "obtorto collo" del DDL Cirinnà da parte del Parlamento, sotto il ricatto del doppio voto di fiducia posto dal Governo - fatto in sé gravissimo dal punto di vista della democrazia - mette infatti in discussione uno dei fondamenti della convivenza umana e civile, quell'istituto del matrimonio tra un uomo e una donna, che in forme diverse e più o meno evolute ogni civiltà e cultura riconosce e tutela. C'è tutto un tessuto umano, sociale e civile da ricostruire, perché dalla "massa pastosa di coriandoli" ricominci ad emergere, nei suoi lineamenti essenziali, un popolo, anche se variegato e plurale al suo interno. In questo ineludibile impegno i cristiani hanno una grande responsabilità, che possono giocare se coscienti di portare una novità umana che può essere per tutti, e che comunque va offerta alla libertà di ciascuno. A meno di non rassegnarsi a essere "sale scipito" e "lucerna sotto il moggio"...