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REFERENDUM vs UNIONI CIVILI/ Ecco perché Bagnasco dice no e sta con Pasolini

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Il cardinale Angelo Bagnasco (Infophoto)  Il cardinale Angelo Bagnasco (Infophoto)

La competizione referendaria fu ben presto caricata del "plusvalore politico" connaturato all'istituto di democrazia diretta; l'oggetto del quesito fu travolto da più ampie considerazioni di ordine politico-governativo, accentuando la carica umorale sprigionata dall'impiego dello stesso. 

Di qui l'inevitabile conclusione, con la schiacciante vittoria divorzista del 13 maggio 1974 (59,3% contrari all'abrogazione, 40,3% favorevoli), aggravata dalla circostanza segnalata da Andreotti, che la città di Roma, sede del papato, manifestò nel voto una propensione divorzista superiore alla media nazionale. Il settimanale l'Espresso (19 maggio 1974) poté salutare il nuovo corso con il significativo titolo "Cento poltrone da occupare subito"Pasolini rilevò laconicamente: "La Chiesa è inutile al potere".

E' una tale inutilità che, specialmente negli ultimi lustri, la Chiesa ha voluto risolvere e contrastare. Per quale motivo, invece, i laici dovrebbero riassecondarla?

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COMMENTI
20/05/2016 - Il Cardina Bagnasco faccia il prete non ingerisca (orazio bacci)

Se se la prende tanto contro gli omosessuali, vada dallo psicanalista e un chiaro suo problema, e la smetta di rompere il mazzo, che il problema e solo suo è non proietti i suoi stati d'animo negli altri questo rompic....

 
20/05/2016 - La posta in gioco (Villi Demaldè)

Credo - parlo molto immodestamente - che il Card. Bagnasco abbia fatto davvero bene a non coinvolgere la CEI, e quindi la Chiesa italiana, in un'eventuale azione referendaria. E non solo perché essa sarebbe probabilmente destinata al fallimento, o perché anche nel c.d. "mondo cattolico" le posizioni in materia - come si è visto ampiamente - sono tutt'altro che univoche; ma perché la questione NON è principalmente di carattere religioso o morale. Si tratta anzitutto un problema antropologico - umano, quindi - sociale e civile. La scelta fatta con l'approvazione "obtorto collo" del DDL Cirinnà da parte del Parlamento, sotto il ricatto del doppio voto di fiducia posto dal Governo - fatto in sé gravissimo dal punto di vista della democrazia - mette infatti in discussione uno dei fondamenti della convivenza umana e civile, quell'istituto del matrimonio tra un uomo e una donna, che in forme diverse e più o meno evolute ogni civiltà e cultura riconosce e tutela. C'è tutto un tessuto umano, sociale e civile da ricostruire, perché dalla "massa pastosa di coriandoli" ricominci ad emergere, nei suoi lineamenti essenziali, un popolo, anche se variegato e plurale al suo interno. In questo ineludibile impegno i cristiani hanno una grande responsabilità, che possono giocare se coscienti di portare una novità umana che può essere per tutti, e che comunque va offerta alla libertà di ciascuno. A meno di non rassegnarsi a essere "sale scipito" e "lucerna sotto il moggio"...