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ELEZIONI COMUNALI 2016/ Renzi, un voto non politico? Una maxiballa per guadagnare tempo...

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Nella città italiana che appare più in salute, Milano, la disoccupazione giovanile è pur sempre valutata intorno al 20 per cento. Milano ha molti numeri in attivo e prospettive migliori, ma il peso delle periferie, quello della sua proverbiale e storica accoglienza, quello appunto della disoccupazione giovanile è un problema aperto che non sembra facile affrontare con una gestione solamente manageriale. Se da Milano passiamo a esaminare la situazione di Roma o di Napoli, abbiamo di fronte problemi che appaiono insormontabili. In questo caso il dibattito sulle amministrative appare quasi banale rispetto alla gravità dei problemi locali e complessivi.

In definitiva, nonostante alcune situazioni in via di miglioramento, è l'Italia che appare sempre complessivamente ammaccata. Priva di autentiche prospettive per il suo tessuto industriale, imbrigliata da antichi mali, ma soprattutto da scelte sbagliate negli ultimi 25 anni, quando un'intera classe politica è stata liquidata e di fatto non sostituita con un'altra all'altezza della situazione.

Se infine si esamina la la realtà che gli italiani vivono nelle loro città, la realtà complessiva del Paese, la "gabbia" dei parametri di questa Unione Europea, la prospettiva di una crescita dell'1 per cento in media all'anno, si può affermare che la risalita economica e sociale è destinata (e tutto questo ormai è ben presente nella coscienza degli italiani) a ritornare tra un decennio, quando si dovrebbero riprendere i punti di Pil persi nella crisi finanziaria infinita di questi anni.

Se poi si aggiunge, a questa previsione, la possibilità che il 23 giugno prossimo arrivi la Brexit e il secondo martedì di novembre arrivi da Washington una "sorpresa", anche queste previsioni già nere diventano quasi infernali. Non si pensi che populismo, "assenteismo" e sfiducia siano solo figli della "pancia dell'elettorato". C'è ormai un malessere diffuso e soprattutto una sfiducia sempre più ramificata, che tocca vari settori della società italiana e che non si fida troppo neppure di organismi sovranazionali.

E' evidente che, dopo l'exploit renziano delle elezioni europee 2014, queste amministrative di giugno diventano, a questo punto, un test significativo. In altri termini sono proprio queste consultazioni che possono misurare la "fiducia" degli italiani.

Ma il timore di questo test non è solo fornito dall'immagine sfocata di questa Italia, bensì dalla stessa politica di Matteo Renzi. Che cosa fa infatti il nostro premier, nel momento che si apre il miglio finale, gli ultimi giorni di campagna elettorale per le amministrative? Va in varie città, ieri anche a Bergamo, e apre la campagna elettorale sul referendum costituzionale, evitando il problema immediato, guadagnando tempo e impostando una campagna sia personalizzata, sia al limite del plebiscito-ultimatum: o si approva questa riforma oppure ci sarà il caos.

Giorni fa abbiamo definito questa strategia un "grande azzardo". Un gioco spregiudicato che può provocare una ferita la Paese.

Il rischio che l'Italia si divida, questa volta, addirittura sulla norma fondamentale che dovrebbe assicurare al paese una governabilità democratica. Non è una prospettiva tranquillizzante di fronte all'incertezza economica che permane. Anzi aggiunge solo all'incertezza altra incertezza.



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