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ELEZIONI COMUNALI 2016/ Renzi, un voto non politico? Una maxiballa per guadagnare tempo...

Pubblicazione:domenica 22 maggio 2016

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L'Istat e altri istituti di ricerca continuano a fornire, mese dopo mese, un'immagine sempre sfuocata dell'Italia. I dati vengono presi, analizzati, disaggregati, in parte sembrano confortanti e in parte delineano la solita, identica situazione di incertezza, che ci accompagna ormai dalla grande crisi del 2007-2008, aggravatasi poi in modo più drammatico nel 2011. L'immagine sfuocata del Paese è solo la metafora della grande incertezza che ormai accompagna gli italiani nella routine quotidiana di una vita che è diventata difficile, non più semplice, anche se magari modesta, e soprattutto non più ritmata da alcune scadenze sicure, come la pensione ad esempio, o la prospettiva di un inevitabile miglioramento sociale, o la promozione sociale in base a buoni studi fatti fare ai figli.

La riprova di questa grande incertezza sta, in fondo, nella difficoltà dello stesso rilevamento dei sondaggi per le prossime elezioni amministrative che riguardano grandi città come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna. Se si pensa che, nonostante alcune previsioni di successi quasi scontati o di partite aperte, nei rilevamenti il primo "partito" che trova conferma nell'analisi dei sondaggisti è sempre il partito dell'astensione, di chi non si pronuncia, di chi con tutta probabilità ha già deciso di non andare a votare o di chi è quasi prigioniero della grande incertezza dilagante.

Si dice che ormai si vive in un'epoca che si può definire quasi "post-politica", ma in realtà si percepisce che gli italiani sembrano quasi irretiti dalla lunghezza di questa lunga crisi e forse non comprendono fino in fondo perché non si possa risolvere politicamente la crisi. Forse è per questa ragione che insistono a prendersela con la "casta". In definitiva cercano ancora, ma raramente trovano una risposta alle domande sul futuro loro e dei loro figli.

Dire quindi che queste amministrative non avrebbero un peso politico, che non dimostrerebbero il tasso di fiducia degli italiani nelle loro istituzioni e nel governo, è una "maxiballa" che serve solo a chi vuole guadagnare tempo, a chi vuole galleggiare sino al grande appuntamento di autunno in Italia per il referendum costituzionale.

E nello stesso tempo, in questa attesa, spera messianicamente che si chiarisca un quadro europeo, e più propriamente internazionale, che non è mai stato così confuso.

A ben vedere, di fronte alle speranze e alle promesse perdute di questi anni, il ragionamento dell'elettore italiano, disorientato o ormai disincantato, è molto più razionale di quanto possa apparire. Stando alle ultime dichiarazioni che arrivano da Bruxelles e dagli organismi dell'Unione Europea, l'Italia dovrebbe permettersi una flessibilità (cioè una parentesi nella assurda politica di austerità) che viene valutata nel rapporto Pil-deficit intorno allo 0,6 per cento, circa 14 miliardi di euro di disponibilità per un anno, perché poi nel 2017 tutto deve rientrare nella normalità dei parametri fissati dai "geniali" gestori di quest'Unione Europea. Pensare che si possa battere definitivamente la crisi, la deflazione e rilanciare l'economia con una scadenza così ravvicinata è solo una "pia illusione" che nessun italiano può nemmeno immaginare. 


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