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SCENARIO/ Referendum e comunali, ecco cosa nasconde il bluff di Renzi-Boschi

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Maria Elena Boschi (Infophoto)  Maria Elena Boschi (Infophoto)

L'impressione è che Renzi e il suo governo sappiano benissimo che la crisi, la deflazione e i numeri economici siano destinati a restare negativi per molto tempo ancora. La ricetta per la crescita in Europa, e forse nel mondo, in questo momento, non la si riesce proprio a trovare nessuno.

Ma ottenere un po' di flessibilità dall'Europa, "venderla" come capacità di negoziare del governo italiano, serve a Renzi e al governo a dare respiro a un paese che ha imboccato la via della disillusione e del disincanto verso la politica, anche rispetto a quella interpretata dal giovane "rottamatore" che sembrava sbaragliare il campo tenuto in ostaggio dalla "casta" e dal vecchiume. Condire questa flessibilità con un po' di promesse (siamo arrivati addirittura anche all'eliminazione di Equitalia) può ancora dare respiro e credibilità a Renzi e al gruppo trasversale che ormai rappresenta, con una probabile nuova sinistra in formazione.

La posta in gioco per Renzi è quella di sperare di governare il Paese ancora per un anno. E vale senz'altro di più che il voto dell'"antico Anpi" e dei superstiti di una stagione fallimentare. Cioè di quella che veniva interpretata dai Bersani e dai Cuperlo.

Ovviamente non escludiamo che Renzi e il suo governo sperino e puntino su un miglioramento della situazione economica internazionale e italiana, contando anche su un assetto europeo leggermente modificato, magari con una flessibilità che, nonostante i documenti scritti e letti, venga allungata nel tempo. Sapendo anche che l'attuale situazione europea può essere rivista nel giro di un mese tra Brexit e altre elezioni in singoli Stati.

Ma il fatto più credibile è che Renzi stia giocando il suo azzardo con un gigantesco bluff, dove è in ballo la futura gestione di un'Italia ridimensionata nel suo ruolo economico e politico.

Che cosa dicono sostanzialmente sia Renzi che la Boschi? Ripetono quasi ossessivamente che se il referendum non passasse se ne andrebbero. Ma non si limitano solo ad annunciare questa "nobile rinuncia". Aggiungono che salterebbe il governo e il sistema Italia sarebbe condannato a un'ingovernabilità permanente. In sostanza, comunicano che l'Italia della Costituzione del 1948 non funziona più, che va rivista profondamente, che la stessa Europa ci chiede di modificare il nostro assetto istituzionale, compresa la legge elettorale. Le modifiche sembrano tracciate più dall'esterno che all'interno dell'Italia, anche se Renzi ne assume tutta la responsabilità.

Il problema è che una riforma occorre veramente, ma nello stesso tempo occorre ricordare che la riforma costituzionale è un fatto che non può essere relegato a un voto per stato di necessità, tanto meno a un referendum che assomiglia a un ultimatum. Giocando anche sulla presenza nel governo di persone, che sono apparse come l'unica alternativa possibile a una classe politica completamente carente, inadeguata, quasi impreparata di fronte ai grandi problemi che deve affrontare. 


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COMMENTI
24/05/2016 - le bugie. (orazio bacci)

hanno le gambe corte

 
23/05/2016 - Boschi ignorante (Michele Ballarini)

Non so se la Boschi sia stata fraintesa, ma se veramente ha affermato che i veri partigiani voteranno per il si alla riforma, al referendum, è di una ignoranza e di un pressapochismo disarmanti. La dimostrazione che questa classe dirigente, guidata da un premier che neppure era parlamentare e che ritiene che guidare il Paese sia come fare il sindaco di una città, è del tutto inadeguata e va cacciata. I veri partigiani, superstiti, si ricordano bene a cosa era stato ridotto il Parlamento sotto il fascismo. La governabilità va perseguita con altri strumenti, che velocizzino l'iter delle leggi, impediscano il trasformismo politico, la trasnsumanza, o compravendita, dei parlamentari, ecc. ecc.. E' una riforma degna di un Erdogan. Bersani la approverà, perché, ormai ridotto allo status di politico pensionato, più adatto a concionare davanti ad un bicchiere di buon vino, non conta più nulla nel partito, che lui crede essere il PD mentre è tutta un'altra cosa. D'altra parte, apparentarsi con il bancarottiere Verdini, approvare furti legalizzati ai danni del solito ceto medio (i contributi figurativi per i giovani assunti con il job act, data la decontribuzione a favore delle aziende, da chi sono versati? Il montante contributivo dei lavoratori dipendenti si ferma al 40° anno di servizio, ma questi continuano a pagare contributi, soldi prelevati dal loro stipendio, dei quali non godranno mai: un furto, quindi), significa non avere proprio nulla di sinistra, ma nemmeno di sociale.