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Politica

SCENARIO/ Referendum e comunali, ecco cosa nasconde il bluff di Renzi-Boschi

Attacco a tutto e tutti dai Sacerdoti della Grande Riforma (Renzi e, ieri, Boschi). Ma rischia di essere solo un grande bluff, perché i numeri che contano sono altri. GIANLUIGI DA ROLD

Maria Elena Boschi (Infophoto)Maria Elena Boschi (Infophoto)

Sembra che tutto si giochi all'interno del Partito democratico e nei suoi "territori limitrofi", in una sorta di regolamento dei conti finale. Il ministro per le Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, va alla trasmissione domenicale di Lucia Annunziata e aggrava ancora di più le polemiche con la minoranza interna. Sembra quasi che si diverta a rivoltare il coltello nella piaga. Dopo l'uscita di Matteo Renzi a Bergamo, dopo la dichiarazione di voto dell'Anpi (l'Associazione nazionale partigiani) per bocca del suo presidente, Carlo Smuraglia, la bionda Boschi pare che scelga volutamente la provocazione: "L'Anpi sicuramente come direttivo nazionale ha preso una linea, poi ci sono molti partigiani, quelli veri, che voteranno Sì alla riforma". E' sicura, un po' spavalda ma ha proprio l'aria di chi cerca la rissa Maria Elena Boschi: "Anche nell'Anpi molti voteranno Sì, come anche molti nel M5s".

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sembra andare fuori dai gangheri, in un momento di sgomento: "Come si permette la ministra Boschi di distinguere tra partigiani veri e partigiani finti?" Bersani incalza: "Siamo forse già arrivati a un governo che fa la supervisione dell'Anpi?". E conclude con un giudizio severissimo: "E' evidente che siamo a una gestione politica sconsiderata e avventurista".

Arriva anche il commento di un quasi traumatizzato Gianni Cuperlo, che dimentica sempre di più il suo aplomb misurato e post-bolscevico: "Io mi sono dimesso dalla presidenza del Pd per difendere le mie opinioni. Speranza si è dimesso da capogruppo alla Camera del partito in polemica col voto sull'Italicum. Se la polemica diventa questa è anche difficile rispondere".

E sull'Italicum Maria Elena Boschi non ammette repliche, anche nei confronti dell'antico "fiancheggiatore" del centrosinistra, Eugenio Scalfari, che ha scritto su Repubblica di aver già scelto il "no" a meno che si cambi la legge elettorale. La Boschi, per tutta risposta, dimostra di infischiarsene: "L'Italicum non sarà rivisto. La legge elettorale l'abbiamo votata. E' questa e funziona perché evita di attuare gli inciuci".

Pare legittimo a questo punto chiedersi: che cosa nascondono questi toni durissimi dei due interpreti principali del governo? Prima Renzi a Bergamo, poi la Boschi per televisione partono all'attacco, trascurano in modo quasi sfrontato qualsiasi scadenza intermedia, sorvolano su qualsiasi scenario internazionale e si concentrano sulla battaglia di ottobre, il referendum sulla riforma costituzionale.

Sembra quasi che l'elezione di un sindaco a Roma o a Milano sia una sorta di routine, un po' fastidiosa, comunque di poca importanza. E sicuri, tutti e due, che il governo ne uscirà indenne, in ogni caso e con qualsiasi risultato. La Boschi è stata perentoria di fronte alle domande di Lucia Annunziata: "Non è un voto sul governo".

In sostanza, tutta la credibilità di questo governo, formatosi dopo la drammatica svolta del 2011, il governo dei tecnici, le elezioni con un risultato ambiguo del 2013, la breve esperienza di Enrico Letta e la svolta traumatica nel Pd, viene spesa, giocata spregiudicatamente, in una grande scommessa, che potrebbe nascondere anche un grande bluff.


COMMENTI
24/05/2016 - le bugie. (orazio bacci)

hanno le gambe corte

 
23/05/2016 - Boschi ignorante (Michele Ballarini)

Non so se la Boschi sia stata fraintesa, ma se veramente ha affermato che i veri partigiani voteranno per il si alla riforma, al referendum, è di una ignoranza e di un pressapochismo disarmanti. La dimostrazione che questa classe dirigente, guidata da un premier che neppure era parlamentare e che ritiene che guidare il Paese sia come fare il sindaco di una città, è del tutto inadeguata e va cacciata. I veri partigiani, superstiti, si ricordano bene a cosa era stato ridotto il Parlamento sotto il fascismo. La governabilità va perseguita con altri strumenti, che velocizzino l'iter delle leggi, impediscano il trasformismo politico, la trasnsumanza, o compravendita, dei parlamentari, ecc. ecc.. E' una riforma degna di un Erdogan. Bersani la approverà, perché, ormai ridotto allo status di politico pensionato, più adatto a concionare davanti ad un bicchiere di buon vino, non conta più nulla nel partito, che lui crede essere il PD mentre è tutta un'altra cosa. D'altra parte, apparentarsi con il bancarottiere Verdini, approvare furti legalizzati ai danni del solito ceto medio (i contributi figurativi per i giovani assunti con il job act, data la decontribuzione a favore delle aziende, da chi sono versati? Il montante contributivo dei lavoratori dipendenti si ferma al 40° anno di servizio, ma questi continuano a pagare contributi, soldi prelevati dal loro stipendio, dei quali non godranno mai: un furto, quindi), significa non avere proprio nulla di sinistra, ma nemmeno di sociale.