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Politica

SCENARIO/ Dall'Austria a Trump: Renzi (e Silvio) sbagliano i "conti"

Matteo Renzi, con la sua "compagnia di governo", snobba le comunali e punta tutto sul referendum costituzionale per presentare un'altra Italia, ma fa male i conti. GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

In fondo, le "sparatorie" di Maria Elena Boschi servono solo a tenere vivo l'interesse nella confusione della politica italiana. Il ministro per le Riforme costituzionali, nel giro di pochi giorni, è riuscita per due volte di fila a comportarsi come un elefante in un negozio di maioliche. Prima ha allineato tutti i supporters del "no" al referendum sulla riforma costituzionale con i neofascisti di Casa Pound, poi ha letteralmente cercato di infrangere le "vetrine resistenziali" dell'Anpi, parlando di partigiani "veri" che voteranno "sì". In più ha aggiunto che, come Renzi, lascerebbe in caso di sconfitta. Quasi un'ovvietà.

Scontate le precisazioni del giorno successivo, con Matteo Renzi che ha cercato di tamponare, di rappezzare una gaffe, sostenendo che quella di Maria Elena Boschi non era una gaffe. Con la signorina Boschi che precisa e minimizza, quasi con l'aria di una "Vispa Teresa" per com'è stata mal interpretata.

La giovane ministra, in verità, non ha certo i tempi e la misura per una politica di sottigliezze e magari di ponderate allusioni, ma più che mai offre l'immagine di una classe politica modesta, che pensa solo a strategie d'assalto piuttosto semplicistiche e nello stesso tempo resta in attesa di un quadro europeo e internazionale che appare sempre più complicato, pieno di imprevisti e difficile da interpretare.

C'è da aggiungere che il governo italiano è quello che appare più collegato, quasi in forzata "sintonia", con Bruxelles. Un'ondata antieuropeista costringerebbe l'Italia e le sue forze politiche a rifare calcoli e promesse. Ma è proprio questa ondata che sta dilagando e che ieri ha lasciato molti con il fiato sospeso.

Il nuovo presidente dell'Austria, figura strettamente rappresentativa, è il verde Alexander Van der Bellen che ha battuto, coalizzando di fatto tutti i vecchi e tradizionali partiti, l'esponente dell'estrema destra Norbert Hofer per una manciata di voti: 30mila per l'esattezza. Il signor Hofer appartiene a un partito, l'Fpo, che nel 1955 cercava di nascondere e proteggere i vecchi nazisti ricercati. Con questa elezione, finita sul filo del rasoio, l'Austria è letteralmente spaccata in due.

Chissà se questo risultato, fortemente simbolico, sveglierà le tecnoburocrazie europee e renderà coscienti, anche in Italia, che tutti gli assetti sociali e politici, dopo questi anni di crisi e questa politica europea, stanno modificando completamente i comportamenti dell'opinione pubblica. Non in senso positivo.

Il primo a commentare il risultato austriaco è stato il primo ministro francese, Manuel Valls, che è alle prese con la contestazione popolare alla riforma del lavoro, e soprattutto con il Front National di Marine Le Pen, che è accreditato di un 30 per cento di voti. C'è sempre un ballottaggio a salvare la Francia, ma c'è uno scontento così profondo che costringe i partiti di governo a tenere presente le istanze di questa destra.

Ma facciamo una breve panoramica. Passiamo dalla Francia all'Olanda, dove, anche se nessuno ne parla, c'è il Pvv, il Partito per la libertà di Geert Wilders, che è valutato oggi addirittura intorno al 37 per cento.