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REFERENDUM COSTITUZIONALE/ Ecco cosa nasconde la balla di Renzi su Berlinguer

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Enrico Berlinguer (1922-1984) (Foto da Wikipedia)  Enrico Berlinguer (1922-1984) (Foto da Wikipedia)

"L'attuale riforma non è la soluzione ideale al problema dell'equilibrio tra governabilità e rappresentatività in questa fase della nostra storia. Ma, combinata con il nuovo sistema elettorale, è una soluzione realistica che risponde ad un modello coerente che tende da una parte a dare più potere agli elettori e dall'altra a responsabilizzare il governo, dandogli i mezzi per attuare il programma con cui è stato eletto e di cui dovrà rispondere. Il modello di governo resta parlamentare, ma il governo non sarà scelto dai partiti dopo il voto ma dai cittadini con il voto" (Il Sole 24 Ore, 23 aprile 2016). Sicché è proprio sulla riduzione e sulla manipolazione degli spazi parlamentari di rappresentanza che il nuovo sistema costituzionale rischia di insediarsi.

In altri termini, se Berlinguer compensava le restrizioni degli organi parlamentari (il monocameralismo) con un ampliamento delle garanzie della rappresentanza politica (sistema proporzionale e governi con ampia fiducia parlamentare), la riforma in consultazione opera in senso contrario: alla riduzione degli spazi parlamentari (bicameralismo di facciata e monocameralismo sostanziale) fa corrispondere tanto uno squilibrio fra minoranza e maggioranza di governo (le opposizioni politiche non sono tutelate in Senato), quanto una riduzione degli spazi di rappresentanza elettorale (preminenza governativa del "capo" della minoranza elettorale più suffragata, come recita in modo inquietante l'Italicum) e una vanificazione della partecipazione politica (incremento dell'astensione).

Eppure, dal punto di vista degli interessi in gioco, non è che le cose siano cambiate in meglio dai tempi di Berlinguer. Né tantomeno si può immaginare che in un momento storico in cui nell'Europa continentale è cresciuto il quantum di consenso politico necessario per governare, a causa dell'intensità straordinaria dei problemi in corso, si possa provvedere con risposte governative decise da minoranze-maggioritarie; ovvero, che riforme ad alto impatto economico e sociale possano essere imposte e gestite con percentuali decimali di suffragio elettorale. Se una tale eventualità era impossibile ai tempi della guerra fredda, come realisticamente osservava Berlinguer, ancor meno sarebbe possibile ora che gli squilibri geopolitici sono coerenti con le nuove emergenze del mercato globalizzato.

Per contro, già ora si assiste a un'inedita e preoccupante riduzione degli spazi parlamentari. Non può non provocare inquietudine quanto denunciato dall'ex ministro Giulio Tremonti in Senato, a proposito delle rigide misure adottate dal Governo per tutelare la segretezza del Ttip, il nuovo Trattato Transatlantico destinato a sostituire l'accordo del 1994 sul libero commercio mondiale (Wto). Nell'intervento pubblicato da ilfattoquotidiano.it, si ascolta il senatore lamentare le indebite restrizioni governative imposte ai parlamentari. La consultazione della documentazione riservata all'esame dei senatori è stata limitata per "massimo un'ora, sotto la vigilanza dei carabinieri" e con una serie di gravami che nulla hanno a che vedere con gli obiettivi di trasparenza e diffusione. Di qui la laconica conclusione: "C'è stata una fase della storia in cui i trattati sono stati segreti e quella è una fase che ha portato ad esiti tragici. I trattati non possono essere segreti, lo può essere la trattativa, ma non i trattati".  


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