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SPILLO/ Bagnoli, Renzi si crede Higuain ma gli servirebbe san Gennaro

Lontano da Napoli, Renzi firma la convenzione per il controllo di legittimità degli appalti che si dovranno bandire per bonificare Bagnoli. E attacca de Magistris. ALFONSO RUFFO

Bagnoli (foto Xavi Perrimoon dal sito daivicolidinapoli.it) Bagnoli (foto Xavi Perrimoon dal sito daivicolidinapoli.it)

Higuain o Maradona, per fare le cose a Napoli occorre ricorrere sempre a un fuoriclasse. Quando addirittura non ci si affida al fuori-quota San Gennaro che, se vuole, può fermare la lava del Vesuvio come, se vuole — ma è un tantino più difficile — avviare e portare a termine la bonifica di Bagnoli.

In attesa di ricorrere al Santo, il presidente del Consiglio Matteo Renzi "per mettere a posto le tante partite difficili in Campania" fa scendere metaforicamente in campo il campione Gonzalo e attira su di sé una volta di più le ire del suo bersaglio Luigi de Magistris, sindaco partenopeo uscente con l'aspirazione di rientrare.

Questa volta si tiene a debita distanza fisica, il premier, e lancia la sua invettiva da Palazzo Chigi mentre firma con il presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, l'amministratore del soggetto attuatore Invitalia Domenico Arcuri, il commissario Salvo Nastasi e il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti la convenzione per il controllo di legittimità degli appalti che si dovranno bandire.

Un'iniziativa sulla falsariga di quella presa a Milano per l'Expo e che secondo gli attori ha portato eccellenti risultati salvando una manifestazione che rischiava di saltare. Ma non è per questo che gli animi si sono riscaldati, quanto per l'irrefrenabile lingua del primo ministro felice di farle dire che "se gli enti locali non fanno ciò che devono, allora ci muoviamo noi come governo".

Apriti cielo. "Le parole di Renzi sono gravissime, scorrette e false e per di più pronunciate a poco più di sette giorni dal voto", reagisce la Maestà lesa. E giù tutta una serie d'improperi per affermare la propria innocenza contro la colpevolezza degli esecutivi che si sono succeduti da vent'anni a questa parte senza compiere il proprio dovere per il disinquinamento del sito più bello e più sfortunato del mondo.

Che sia colpa dell'amministrazione locale o di quella centrale, il fatto è che i luoghi dove s'adagiava l'acciaieria voluta da Francesco Saverio Nitti agli inizi del secolo scorso e che per quasi cent'anni è stata l'orgoglio industriale del territorio si sono progressivamente deteriorati mentre invece dovevano essere risanati.

E si è dato vita a una battaglia tutta particolare a stabilire chi ha fatto peggio dell'altro risultando impossibile misurare il bene che, su questo sono tutti d'accordo, ancora non si è visto. Piuttosto che vantarsi delle proprie virtù ci si accontenta di denigrare la pochezza dell'avversario trascinando nella bega le istituzioni.