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EX PD/ Vaccaro (Idea): dem vittima di Renzi, Parisi è più a sinistra di lui (e di Sala)

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Guglielmo Vaccaro sostiene Alfio Marchini  Guglielmo Vaccaro sostiene Alfio Marchini

Guglielmo Vaccaro è stato consigliere regionale della Campania nelle file della Margherita e per due volte deputato del Pd. Nel 2014 è stato candidato alla segreteria campana del Partito democratico. Il 4 maggio 2015 ha lasciato il partito di Renzi e il 30 novembre scorso, pur sedendo nei banchi del gruppo misto, ha aderito a Idea, il movimento fondato dal senatore Gaetano Quagliariello. Alle amministrative del 5 giugno si è candidato come consigliere comunale a Roma a sostegno di Alfio Marchini. Abbiamo intervistato l’onorevole Vaccaro per fare il punto sull’attuale situazione politica.

 

Vaccaro, vuole ricordarci perché è uscito dal Pd?

Ho votato contro la riforma costituzionale e non ho votato l’Italicum. Inoltre le scelte del partito non si sono rivelate adeguate per la promozione della sua classe dirigente. Tutto ciò mi ha portato a dire che sto bene dove sto, cioè nel gruppo misto al lavoro per un progetto politico che può dare al Paese una proposta nuova. Questo progetto a Roma si va manifestando con la lista Marchini, che se come spero arriverà al ballottaggio e poi vincerà le elezioni nella capitale, darà alla politica italiana una prospettiva non populista alternativa al governo in carica.

 

Ma lei non aveva la possibilità di contare di più stando nel Pd, il principale partito di governo?

Il Pd non ha una guida. Se hai un interlocutore puoi anche provare a cambiare le dinamiche. Ma il partito è commissariato da un segretario che fa il presidente del Consiglio. Quest’ultimo ha affidato le sorti del Pd a qualche suo amico che però non manda avanti la proposta politica. Il partito è immobilizzato, completamente piegato alle esigenze del governo. Se poi consideriamo che i numeri sono fermi per quanto riguarda la crescita economica...

 

Insomma non si è più trovato nel progetto politico del Pd?

Esattamente. Anche a Milano la scelta di Sala è estranea alla storia del partito. Anzi è Parisi, proveniente dai socialisti, a essere molto più vicino alla sensibilità del Pd. In assenza di una piattaforma è difficile fare politica, e quindi è meglio prendere il largo, anche a costo di assumersi un grande rischio.

 

Che cosa non le piace della riforma costituzionale?

La riforma trasforma il Senato della Repubblica in un dopolavoro per i consiglieri regionali. Se proprio si voleva superare il bicameralismo, bisognava avere il coraggio di eliminare il Senato. Inoltre modificare 42 articoli della Costituzione con una sola riforma fatta a maggioranza risicata del Parlamento significa di fatto forzare la mano a partire da una posizione di potere momentaneo. Con l’articolo 138 invece i padri costituenti hanno previsto la possibilità di modifica a maggioranza qualificata, senza la necessità di interpellare i cittadini con il referendum. Era questa la strada da seguire.

 

Lei dice che manca una piattaforma. Qual è invece il progetto politico di Renzi?



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