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Politica

SCENARIO/ Folli: Pd verso la scissione

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

In fondo, in una crisi come quella che abbiamo vissuto e ancora stiamo vivendo, la necessità di alcune boccate di ossigeno, di incoraggiarsi a vicenda è necessaria, anche da un punto di vista economico. Che questo comporti un rischio delusione è inevitabile.

 

Intanto, guardando alla strategia del premier, c'è l'impressione che continui a spingere sull'acceleratore, sia cioè aggressivo e categorico, sopratutto in vista del referendum sulle riforme costituzionali e trascuri invece le elezioni amministrative imminenti. E' una sensazione giusta? 

Io non affatto credo affatto che Renzi trascuri le amministrative, che non pensi ai risultati che usciranno dalle urne delle grandi città. Credo che Renzi ragioni politicamente, sapendo che alla fine sul risultato delle amministrative ha maggiori possibilità di trovare argomenti a difesa, collegandosi a realtà locali, a situazioni più contingenti. Ma nella sostanza il risultato gli interessa moltissimo.

 

E sul referendum?

Credo che su questa scadenza, su cui punta moltissimo, abbia imparato qualche cosa anche dall'ultima discutibile "uscita" di Maria Elena Boschi. La prima cosa è che è meglio che parli lui e basta. O comunque che dia una linea piuttosto uniforme. Poi, credo che sia venuto il momento di frenare e che probabilmente lo abbia compreso. Non è possibile che sul Sì e sul No a questo referendum ci sia una discriminante come quella che è stata impostata all'inizio, anche precoce, di questa campagna referendaria. Uno scontro di questo tipo alla fine può veramente nuocere allo stesso presidente del Consiglio.

 

E con questa impostazione, pare che si stia acuendo sempre di più lo scontro all'interno del Pd. Con Bersani e Cuperlo che continuano a distinguersi e con toni duri, pesanti. Lei crede che con le differenze che esistono all'interno del Pd si profili all'orizzonte una possibilità di divisione, di scissione, di uscita della minoranza dal partito?

Personalmente credo che le ragioni, i motivi per una rottura, per un'uscita della minoranza dal Pd siano aumentati. Il disaccordo sui metodi, sul modo di condurre la campagna elettorale, la campagna referendaria si è approfondito ulteriormente. Io penso che alla fine non ci sia una ragione logica che possa tenere insieme ancora la minoranza a questo Pd. A meno che la minoranza ritenga che al di fuori del Pd non conti assolutamente nulla, che non abbia alcun spazio politico reale e sia marginale nel futuro assetto politico. Logica vuole che si arrivi, alla fine, a una separazione.

 

I toni usati da Bersani sono stati pesanti, non solo per quanto riguarda le "uscite" di Maria Elena Boschi, ma anche per i riferimenti che sono stati usati nel ripescare vocazioni monocamerali di alcuni personaggi storici della sinistra italiana, del Pci in particolare. 


COMMENTI
29/05/2016 - Renzi e il suo partito neo stalinista (Luciano Vignati)

Anche Stalin dopo l'invasione dell'URSS da parte della Germania, ha iniziato una serie di riforme e una rottamazione dei quadri politici del suo partito unico ma non è cambiato nulla, fino a Gorbaciov, perché a Stalin e ai suoi successori (campioni del pensiero unico) non interessavano le riforme o un ricambio generazionale della classe politica e dirigente del paese, per migliorare la vita dei lavoratori e dei pensionati, a lui interessava solo consolidare il suo potere personale e il culto della sua personalità. Allora il PCUS non si è scisso perché ai dirigenti convenivano i benefici e i privilegi di appartenenza. Tutto come oggi con Renzi, il renzismo e la minoranza del PD (il cui motto di vita è, meglio un uovo oggi che, forse una gallina domani) Povera Italia, poveri lavoratori, poveri pensionati, se a ottobre non manderanno a casa Renzi con il "NO" al referendum sulla modifica costituzionale, dovranno fari altri buchi nella cintura dei pantaloni.