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SCONTRO SULL'ITALICUM/ Franchi: Renzi vuol vincere senza votare

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Pier Luigi Bersani (Infophoto)  Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Per un complesso di motivi, che non sono solo responsabilità di Renzi, si è attuata una modifica costituzionale votata dalla maggioranza più il gruppo di Verdini. In questo modo ci si è messi su una strada in cui l’investimento personale del premier è stato molto forte. Renzi ha molto forzato la mano, dicendo che se non vincerà se ne andrà. Però questo era anche nella logica delle cose. E’ una situazione che ricorda quando accadde nel 1985, quando il Pci di Enrico Berlinguer propose il referendum sulla scala mobile. E Bettino Craxi disse che se lo avesse perso sarebbe andato a casa un minuto dopo.

 

Napolitano continua a intervenire a favore della riforma costituzionale. Quale ruolo sta giocando?

Nel discorso di insediamento del suo secondo mandato, Napolitano disse che la sua reinvestitura era legata all’attuazione delle riforme per le quali si era battuto fin dall’inizio, incontrando sempre resistenze. Essendo da tempo immemorabile un fautore delle riforme costituzionali, Napolitano ritiene che se non andasse in porto questa non se ne riparlerebbe più, anzi si creerebbe una situazione di pesante ingovernabilità. D’altra parte Napolitano ha sostenuto Renzi nelle sue riforme ancora quando era al Quirinale.

 

Alle amministrative Renzi perde o vince?

In alcune città come Napoli perde sicuramente. Vince con altrettanta certezza a Bologna e Torino. Su Roma fino a poco tempo fa avrei detto che Giachetti non sarebbe andato neanche al ballottaggio. Oggi ne sono meno sicuro, ma comunque il candidato di Renzi ha buone possibilità di perdere. In realtà la sfida più indicativa sulla direzione in cui va il Paese, e anche quella dall’esito più incerto, è quella di Milano. Se a Milano vincesse Parisi, forse bisognerebbe rivedere tutti i discorsi che abbiamo fatto sul centrodestra allo sbando.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
28/05/2016 - Un pasticciaccio ...e non in via Merulana! (Luigi PATRINI)

La riforma costituzionale proposta è un brutto pasticcio: certo alcuni punti sono accettabili ed ineludibili, ma molte cose non vanno proprio, per esempio il nuovo Senato è un vero pasticcio: meglio dimezzare senatori e deputati (riducendo in modo significativo anche le indennità vergognose che percepiscono; ma dove erano i cattolici quando le hanno decise? Non basta ai parlamentari mangiare due volte al giorno?) e differenziare in modo significativo i compiti tra i due rami del Parlamento. Ma l'origine del pasticcio è nell'Italicum: la legge elettorale avrebbe dovuto essere fatta dopo la riforma costituzionale e, se la si legge bene e la si confronta con la legge Acerbo del 1923, si scoprirà facilmente la sua prospettiva autoritaria e antidemocratica. Se non cambia prima l'Italicum, anch'io voterò quasi certamente NO. Anche se a nessuno importa del mio voto, ma preferisco dire prima che questo orientamento di chi ci governa è davvero la fine della nostra democrazia.

 
28/05/2016 - e'ora di smettere di rompere (RUGGIERO DAMBRA)

certa classe politica italiana ha paura di perdere la poltrona e'questo l'obbiettivo che si sono prefissato l'italia deve venir fuori dalla melma fatta di corruzzione di inciuci di compra di senatori deputati di creare 1000 partiti per fare i lori sporchi comodi a noi italiani interesse solo una classe politica che abbia interessi solo dell'italia e' dalla povera gente che non arriva a fine mese? non pidoni tutti i giorni a danno della societa vera. capisco anche che certe cose si possono migliorare, se si accontenta uno poi l'altro rimane scontento come anno fatto i passati governi? e allora chi rimane alla finestra sono i soliti fessi e' di questo che si sta parlando ora.