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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Dalle comunali al TTIP, lo "spettacolo al contrario" di M. Renzi

Sul referendum conta schierarsi, intanto Boccia dice che la ripresa non c'è; delle comunali, Renzi non si cura, però garantisce a Obama l'appoggio dell'Italia al TTIP. GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi con Barack Obama (Infophoto)Matteo Renzi con Barack Obama (Infophoto)

Il nuovo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, si è subito allineato e "coperto", con un Sì alle riforme costituzionali proposte da Renzi e dal suo governo, su cui il mondo politico e la classe dirigente (in senso lato) italiana sembra impazzire. Tra i comitati del Sì che sorgono come funghi, in contrapposizione a quelli del No, anche in questo caso diffusissimi tra professori, eminenti costituzionalisti, ed ex di ogni tipo, ex o post-partigiani, giornalisti d'avanguardia e anche di retroguardia, ne avremo uno probabilmente anche confindustriale del Sì. E' l'autentico spettacolo al contrario di una discussione pacata, improcrastinabile, necessaria per una autentica riforma costituzionale.

Sembra che conti di più schierarsi che entrare nel merito di una riforma decisiva per il futuro democratico di questo Paese. Ci sono due aspetti che emergono. Il primo è che, tranne forse che per il monocameralismo, il Senato che riduce i suoi poteri e non vota più la fiducia al governo, i numerosi articoli della Costituzione che verranno cambiati sembrano sconosciuti alla stragrande maggioranza degli elettori che andranno alle urne a ottobre. Il secondo aspetto è che nella scala degli interessi dei cittadini, secondo un recente sondaggio, al primo posto viene il lavoro (54 per cento), al secondo posto la pressione fiscale (15 per cento). Dopo altri problemi piuttosto urgenti, all'ultimo posto arrivano le riforme costituzionali che, secondo questo sondaggio, interesserebbero il 4 per cento degli italiani.

Il problema presenta due aspetti: o gli analisti di sondaggi (fatto non improbabile) sono ammalati anche loro di populismo e di spirito anti-sistema, oppure il capo degli imprenditori italiani (che devono investire e dare lavoro) è leggermente fuori dalla realtà, insieme ai suoi referenti politici. Strano comunque che lo stesso Boccia dica che la ripresa sia fragile, stentata e che in sostanza non c'è ancora, mentre ci avviciniamo all'agosto del 2016 dall'agosto 2007, quando saltò per aria il sistema finanziario internazionale per andare poi a deprimere le crescita in tutto il mondo e compromettere l'economia reale, creando una scala di diseguaglianze sociali che non si ricordava dai primi anni dell'Ottocento. Evidentemente la "mano invisibile" del libero mercato, nella sua forma di ideologia liberista, deve avere sbagliato qualcosa.

La sensazione che si coglie da questo episodio è che, nel mare di problemi in cui ci troviamo sia a livello nazionale, sia a livello europeo che a livello mondiale, ci sia quasi un'assuefazione alla stagnazione economica (nonostante promesse e libera interpretazione dei dati) e si pensi soprattutto a un contenimento, per via istituzionale, alla protesta sociale che sta montando al di qua e al di là dell'Atlantico, per esempio.

La prima sorpresa è arrivata dalla partenza, cinque mesi prima, della campagna referendaria sulle riforme costituzionali e sul quasi "azzeramento" del significato politico del voto amministrativo che riguarda 1300 comuni italiani, con città come Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli. Dibatti sfuocati, candidati deboli o "sovrapponibili", programmi aerei e prospettive confuse, in grandi città che spesso hanno segnato un esempio, o addirittura l'alternativa a scelte politiche nazionali. Si pensi che per alcuni anni la giunta di sinistra a Milano fu la risposta alla politica del compromesso storico a livello nazionale.