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REFERENDUM COSTITUZIONE/ Il giurista: Renzi vuole una democrazia senza controlli

Pubblicazione:domenica 29 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 2 giugno 2016, 22.48

Maria Elena Boschi (Infophoto) Maria Elena Boschi (Infophoto)

In parte è vero: il referendum non riguarda direttamente la legge elettorale per la Camera, che non è compresa nella riforma. Riguarda però la legge elettorale per il Senato, sulla cui conformazione v'è nel testo approvato dalle Camere una delle formule meno perspicue e più misteriose dell'intero disegno riformatore. Non è vero invece che la legge elettorale non abbia a che vedere con la riforma costituzionale. 

 

Ecco, appunto. Ci spieghi.

La legge elettorale ha a che vedere con il cuore di essa: con la forma di governo. Il progetto di revisione, infatti, non tocca le disposizioni costituzionali riguardanti la forma di governo, articolo 92 ss., se non sopprimendo, per stretta consequenzialità alla scelta di differenziare il bicameralismo, i riferimenti al Senato negli articoli 94 e 96. Ma il mutamento — e si tratta di un mutamento notevole — viene perseguito per altra via: specialmente con una legge elettorale, n. 52 del 2015, che è intesa a accentuare dinamiche di concentrazione e di unidimensionalità del potere di governo. 

 

Vediamo perché.

Perché alla lista che in sede nazionale ottiene almeno il 40% dei voti sono attribuiti 340 seggi, pari al 54%; se nessuna lista raggiunge tale soglia si procede a una successiva votazione limitata alle due liste più votate, e alla lista che prevale si attribuisce il medesimo premio del 54%. Poiché è precluso dar luogo a coalizioni, la competizione elettorale è fortemente personalizzata: il vincitore sarà il leader della lista prevalente, tanto più quando si debba accedere al secondo turno, essendo in tal caso la competizione ristretta a due sole personalità contrapposte. Ciò contribuisce ad assicurare al leader il dominio della propria lista, poiché dalla sua sorte dipenderanno le speranze di vittoria del partito cui la lista corrisponde e di affermazione dei singoli candidati in essa compresi. Dominio rafforzato dal fatto che il partito — più esattamente, nell'attuale stato delle cose, il suo leader — decide sulla composizione delle liste e, in particolare, presceglie fino a cento eletti "sicuri": i capilista nei collegi, che sono proclamati "dapprima", cioè innanzi che si proceda a proclamare "i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze". Fino a cento vuol dire una parte assai ragguardevole di eletti nella lista vincente; e anche tutti gli eletti nelle liste perdenti: v'è dunque un potente fattore di coesione intorno al leader di partito già nella fase preelettorale, e alla "fidelizzazione" a lui da parte degli eletti.

 

In sintesi, professore?

In sintesi, è vero che la legge elettorale per la Camere, che è legge ordinaria, non è compresa nel testo della riforma. Ma è altrettanto vero che essa determinerà la forma di governo nella prima messa in opera del nuovo modello della forma di governo.

 

Oltre allo slogan della "più grande riduzione mai operata dei costi della politica", se ne sente anche un altro: lo snellimento delle procedure legislative. E così? 


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