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ELEZIONI COMUNALI/ Raggi in crisi, lo scenario "proibito" di Roma

Virginia Raggi (Foto dal profilo Fb di Virginia Raggi) Virginia Raggi (Foto dal profilo Fb di Virginia Raggi)

Oppure potremmo avere il duello sino a pochi giorni fa considerato più probabile, una specie di sfida all'ultimo sangue fra i portabandiera di Grillo e di Renzi. Un antipasto di qualcosa che potrebbe ripetersi a livello nazionale. Al contrario, se la Raggi fosse esclusa dal ballottaggio, per i 5 Stelle il colpo potrebbe essere letale ed aprire una crisi interna di portata assai ampia.

Fuori dai giochi, sempre secondo le voci di corridoio che leggono nelle nebbie, sembrerebbe in questo momento l'ipotesi centrista, che sembra non avere trovato l'appeal giusto per sfondare fra gli elettori moderati. Il momento di difficoltà parrebbe confermato dal concentrarsi di Marchini soprattutto in attacchi contro la Meloni. Se con uno sforzo di mobilitazione l'asse fra la destra romana e Salvini riuscisse ad approdare al ballottaggio, sarebbe certificato il prevalere dell'ipotesi populista su quella centrista, cui non resterebbe che scegliere fra rompere, oppure accettare la leadership del capo del Carroccio.

Lo scenario più inquietante per la destra è però quello di Meloni terza e Marchini quarto, irrimediabilmente fuori da ogni chances di vittoria finale. Per l'ex ministro della Gioventù si tratterebbe di una vittoria nella corsa interna al centrodestra definibile come una vittoria di Pirro. Sancirebbe che quella prospettiva politica non avrebbe sufficiente forza per affermarsi come quella egemone sull'area orfana di Berlusconi e della Forza Italia del bel tempo che fu. Anche le velleità di Salvini ne uscirebbero ridimensionate. 

Certo, per il centrodestra rimane il rammarico per questo braccio di ferro interno. Se si fosse presentato unito, avrebbe quasi certamente prenotato un posto nel ballottaggio. E questo rischio di condannarsi all'irrilevanza va tenuto ben presente anche a livello nazionale per il futuro: se l'area moderata non saprà ritrovare ragioni di unità intorno a un nuovo leader, consegnerà il paese al duello fra Renzi e Grillo, e se stessa alla marginalità.  

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