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RETROSCENA/ Comunali e referendum, il Quirinale ha un piano B

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Matteo Renzi sembra quindi prepararsi a contrattaccare il 6 giugno mettendo sotto accusa il peso negativo della "ditta" postcomunista e contrapponendo al Pd sconfitto battaglieri Comitati del Sì che prefigurano una nuova lista elettorale vincente.

Ma anche su questo fronte non sembra una buona idea aver trasformato il quesito referendario in una mozione di fiducia personale. Infatti il referendum è sempre stata l'occasione per sommare voti non sommabili sul terreno programmatico: da Salvini a Zagrebelsky, da Casa Pound ai centri sociali "Che Guevara". La Boschi lancia l'appello all'unità antifascista, ma — da sempre e in tutto il mondo — nei referendum chi marcia diviso colpisce unito ed è così che son caduti i De Gaulle e i Fanfani. 

Giorgio Napolitano ha subito reagito preoccupato alla trasformazione del referendum in mozione di (s)fiducia che rischia di mettere in secondo piano le novità della riforma costituzionale. Di certo il fronte del Sì non si è allargato (ma si son create le premesse per ripensamenti e dissociazioni). Il nuovo presidente della Confindustria, Boccia, si è schierato per il Sì, ma ha smentito l'ottimismo di Renzi con un gelido: "La ripresa non c'è".

L'annuncio di Renzi di dimissioni in caso di sconfitta provoca certamente il massimo di mobilitazione tra i sostenitori, ma anche tra gli avversari e rischia, a cinque mesi dal voto, di mettere in moto il festival del piano B. A cominciare dal Quirinale. Matteo Renzi non ha alle spalle un mandato degli elettori e formalmente per il capo dello Stato è un extraparlamentare a capo di una maggioranza di transfughi. E Sergio Mattarella non può procedere a elezioni anticipate in un clima di confusione sulle Camere da eleggere. In aggiunta la Corte costituzionale proprio ai primi di ottobre deve pronunciarsi sull'Italicum che Renzi ha dichiarato rigorosamente intoccabile. Il premier corre il rischio di una destabilizzazione anche da parte della Consulta. 

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