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REFERENDUM COSTITUZIONALE/ Bertinotti: vincerà il Sì, lo vuole la troika. Ma i cattolici…

Pubblicazione:martedì 31 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 2 giugno 2016, 22.53

Fausto Bertinotti (Infophoto) Fausto Bertinotti (Infophoto)

Ma l'attuale controriforma costituzionale non è un fungo spuntato improvvisamente nel bosco in cui crescevano radiose le piante della situazione attuale, è invece il compimento di un'opera di devastazione della foresta costituzionale perpetrata con altri materiali pietrificati. Ripeto, contro la costituzione repubblicana si è prodotta una costituzione materiale che adesso arriva a compimento. 

 

Che cosa esattamente viene compiuto? Da quello che lei dice non è chiaro. Intende dire che la costituzione del '48 è eterna, che va bene così com'è?

No, dico che occorre vigilare su quale costituzione materiale si produce. Qual è la carica innovativa della carta del '48? Che per la prima volta si scrive una costituzione non liberale ma democratica, che cioè non si ferma ai diritti dei cittadini ma introduce i diritti sociali. Ora questi diritti sociali dagli anni Ottanta ad oggi sono stati progressivamente demoliti; parallelamente, si è sostituita alla democrazia rappresentativa una costruzione che, a dispetto e nonostante i problemi di questa, garantisse la governabilità.

 

Sente odore di complotto, Bertinotti?

Niente affatto; sono allergico ai complotti e non ce n'è bisogno perché tutto si spiega alla luce del sole. Quando il movimento operaio in Europa era in piena ascesa, verso la fine degli anni Settanta, la Trilateral Commission ebbe la bontà di illuminare la classe dirigente internazionale sul nuovo corso della democrazia occidentale. Per il modo in cui si era costituita, la democrazia — così ci veniva detto — favoriva ormai l'emersione di bisogni nei popoli che il sistema economico non era in grado di soddisfare. Per avere stabilità di governo c'era un solo modo, sa quale? Recidere i canali democratici per evitare che quei bisogni venissero canalizzati nelle istituzioni e tutelare, in questo modo, il decisore politico. Quella borghesia internazionale avrebbe incarnato, quindici anni dopo, la leadership della globalizzazione capitalistica.

 

Vale anche per la tecnocrazia europea?

Certamente!

 

E che fine hanno fatto quelle istanze e quei bisogni? 

I sindacati e i "corpi intermedi" non vengono attaccati ogni giorno nello stupore generale? Vale per loro la parabola di Italo Calvino: da barone rampante sono passati a visconte dimezzato e infine a cavaliere inesistente. La loro fine, scusi il termine orribile, è stata quella di essere sussunti nel sistema economico, cioè gestiti dal potere dominante.

 

Torniamo a noi.

Il processo di riduzione che ha coinvolto la molteplicità delle istanze sociali ha avuto un suo corrispettivo nelle istituzioni rappresentative, a partire da quella che venne salutata come una cosa meravigliosa, così meravigliosa da produrre sfaceli: l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di regione, ovvero la riforma con la quale si è sostituita l'assemblea con il principe. E' l'idea che una volta che il cittadino ha votato, è esonerato da qualsiasi altra attitudine civile. Nella vulgata odierna: l'importante è sapere chi vince, possibilmente la sera stessa.

 

Così "esonerato" dall'attitudine civile, che nel ballottaggio dell'Italicum non importa il quorum dei votanti per determinare chi prende camera e governo?

Precisamente. Ma tutto comincia prima, e so di sembrare molto scorretto rispetto al pensiero corrente. Il fattore devastante è stata la scelta del sistema maggioritario con premio di maggioranza. Sappiamo chi vince, ma in questo modo il voto esaurisce la funzione del cittadino. E' la delega totale. Non conta più il parlamento ma il governo, anzi nemmeno questo ma il suo capo. 

 

Davvero la stabilità conta così poco per lei? 


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COMMENTI
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Se la si studiasse a scuola la Costituzione sarebbe smontata facilmente anche l'altra fola che viene sparsa in tv da Serracchiani e co. "Dopo una discussione durata più di trent'anni noi la riforma l'abbiamo fatta". Serracchiani nel 2006 votava? Certamente sì. Come avrà votato il 25 e 26 giugno al referendum costituzionale sulla riforma Berlusconi? Pure quella era un riforma approvata a norma dell'art. 138 della Costituzione. Quindi Renzi, eventualmente, nella "corsa" e nel "Guinness" arriverebbe secondo. Quella volta finì che il 61,3 % dei votanti votò NO e affondò la pessima riforma Berlusconi. Auguriamoci che Bertinotti venga smentito così Renzi avrà un altro punto di contatto con Berlusconi... Solo che per arrivare a questo esito serve far conoscere all'opinione pubblica quello di cui si discute. Altro che l'abolizione della casta e dei costi.

 
31/05/2016 - Serve conoscerla la Costituzione (Franco Labella)

Per intanto mi associo all'auspicio di Delfini perchè vinca il NO. No alla propaganda ed alla mistificazione. Quella che ancora oggi spaccia, per bocca di Renzi, la riforma come un tentativo di ridurre i costi della politica. Il Senato c'è e resta anche se vincessero i SI, il paragone con i Paesi con Parlamento monocamerale non regge perché, con la riforma, non c'è alcun monocameralismo. Aggiungo alcuni spunti di riflessione partendo proprio da uno degli esempi di Bertinotti. La riforma dell'art. 81 ad opera del Governo Monti è avvenuta in sei (6) mesi. Un tempo record se si pensa che l'art. 138 prevede che la doppia votazione di Camera e Senato non possa avvenire prima che sia trascorso un intervallo di almeno tre mesi. Come si concilia questo dato inoppugnabile con le fole renziane? Eppure allora c'era il bicameralismo perfetto. In ogni caso la tradizione degli Ingrao e dei Berlinguer, espropriati da Renzi con la giusta reazione di alcuni dei loro familiari, è il monocameralismo e non il bicameralismo imperfetto. Ma quanti conoscono cosa siano le due forme di bicameralismo? E quanti cittadini sarebbero in condizione di comprendere il riferimento di Bertinotti al secondo comma dell'articolo 3? Troppo tecnico il mio commento? No, se solo la Costituzione si studiasse a scuola. Ma la Gelmini prima e la Giannini ora non vogliono che gli studenti italiani la studino. Sarà mica difficile capire perché? (Segue)

 
31/05/2016 - REFERENDUM (delfini paolo)

Speriamo che vinca il NO, proprio per contrastare la troika!