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REFERENDUM COSTITUZIONALE/ Bertinotti: vincerà il Sì, lo vuole la troika. Ma i cattolici…

Pubblicazione:martedì 31 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 2 giugno 2016, 22.53

Fausto Bertinotti (Infophoto) Fausto Bertinotti (Infophoto)

Siamo sicuri che la mancanza di stabilità non sia piuttosto l'esito dell'imposizione di un meccanismo sovraordinato alla realtà delle cose? La stabilità che non abbiamo raggiunto, è vero, nella composizione dei governi, l'abbiamo senz'altro realizzata, malgrado le apparenze contrarie, nel governo con la g maiuscola. Come ebbe a dire un presidente della Bce durante una recente crisi di governo dell'Italia, rivolgendosi ai mercati — perché da persona di grande intelligenza qual è, si rivolgeva ai mercati, non al popolo —, non preoccupatevi, "c'è il pilota automatico". Ineccepibile, direi, perché in un sistema oligarchico il sovrano è il mercato, non il popolo. E' il prezzo della stabilità.

 

Dove si chiude il cerchio, Bertinotti?

Comincia con la riduzione degli spazi offerti dai regolamenti al dibattito parlamentare, prosegue con l'inflazione dei voti di fiducia e arriva allo svuotamento delle assemblee elettive, sulle quali svetta l'esecutivo. Ma non è finita, perché a sua volta questo esecutivo, di concerto con gli esecutivi di tutti i paesi della zona euro, decide — ai fini di mantenere la governabilità — di costruire un giudice di ultima istanza costituito dal governo europeo, che, conviene ricordarlo, non ha bisogno di essere eletto. E infatti è un'organizzazione perfettamente oligarchica. Il suo simbolo ultimo è la troika: nessuno l'ha eletta; eppure è in grado di tacitare il dissenso.

 

Diciamo che la sovranità nazionale è in crisi da tempo.

Più che la sovranità nazionale, è in discussione la sovranità popolare.

 

E il referendum costituzionale?

La mia tesi è che la controriforma del governo attuale suggella questa situazione e la rende costituzionale. La costituzione materiale fin qui ha demolito e sostituito con i commi materiali la costituzione formale; adesso, con la controriforma, tutto ciò diviene formalmente costituzione. 

 

Come conseguenza della personalizzazione estrema della campagna referendaria voluta dal promotore della riforma, è scattata la caccia all'arruolamento di pezzi della società italiana. Uno di questi è il voto cattolico e, nell'ultima intervista di Renzi ad Avvenire, tra crisi economica, famiglia e referendum il passo è stato breve. E Civiltà Cattolica e Avvenire sembrano orientati verso il Sì… 

Posso dire "stentatamente orientati"?

 

Vengo al dunque. Non vede in questo il rischio di un collateralismo dei cattolici al governo, una tentazione mai estinta del tutto e pronta perfino ad assumere fisionomie istituzionali? Un po' come accadde ai tempi di De Mita, quando il governo era tutelato dai due fratelli Agnes, Biagio Agnes alla Rai e Mario Agnes all'Osservatore romano. Tanto che quando qualcuno — da parte cattolica — osò criticare De Mita, l'Osservatore prontamente lo rimbrottò.

Mi permetto di dire che questa osservazione che lei fa, e che condivido, meriterebbe una riflessione molto impegnativa che ora non sono in grado di proporre, anche se avverto che è necessaria. 

 

Ci provi, la prego.

Primo punto. Penso che se quello che abbiamo detto fin qui è vero, cioè se siamo di fronte a un processo di desertificazione della democrazia in Europa, tutte le granfi tendenze culturali, religiose ideologiche della storia europea ancora viventi — sebbene, secondo me, sconfitte, almeno per ora, ma non di meno viventi — dovrebbero sentirsi chiamate ad una riflessione di fondo, anche su di sé; una riflessione su quanto, in fondo, abbiano contribuito — per errore, non per volontà — a questo esito. In breve, occorre al più presto un riesame del rapporto tra la società e il potere.

 

Si spieghi, Bertinotti. Che cosa va ripensato? 


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COMMENTI
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Se la si studiasse a scuola la Costituzione sarebbe smontata facilmente anche l'altra fola che viene sparsa in tv da Serracchiani e co. "Dopo una discussione durata più di trent'anni noi la riforma l'abbiamo fatta". Serracchiani nel 2006 votava? Certamente sì. Come avrà votato il 25 e 26 giugno al referendum costituzionale sulla riforma Berlusconi? Pure quella era un riforma approvata a norma dell'art. 138 della Costituzione. Quindi Renzi, eventualmente, nella "corsa" e nel "Guinness" arriverebbe secondo. Quella volta finì che il 61,3 % dei votanti votò NO e affondò la pessima riforma Berlusconi. Auguriamoci che Bertinotti venga smentito così Renzi avrà un altro punto di contatto con Berlusconi... Solo che per arrivare a questo esito serve far conoscere all'opinione pubblica quello di cui si discute. Altro che l'abolizione della casta e dei costi.

 
31/05/2016 - Serve conoscerla la Costituzione (Franco Labella)

Per intanto mi associo all'auspicio di Delfini perchè vinca il NO. No alla propaganda ed alla mistificazione. Quella che ancora oggi spaccia, per bocca di Renzi, la riforma come un tentativo di ridurre i costi della politica. Il Senato c'è e resta anche se vincessero i SI, il paragone con i Paesi con Parlamento monocamerale non regge perché, con la riforma, non c'è alcun monocameralismo. Aggiungo alcuni spunti di riflessione partendo proprio da uno degli esempi di Bertinotti. La riforma dell'art. 81 ad opera del Governo Monti è avvenuta in sei (6) mesi. Un tempo record se si pensa che l'art. 138 prevede che la doppia votazione di Camera e Senato non possa avvenire prima che sia trascorso un intervallo di almeno tre mesi. Come si concilia questo dato inoppugnabile con le fole renziane? Eppure allora c'era il bicameralismo perfetto. In ogni caso la tradizione degli Ingrao e dei Berlinguer, espropriati da Renzi con la giusta reazione di alcuni dei loro familiari, è il monocameralismo e non il bicameralismo imperfetto. Ma quanti conoscono cosa siano le due forme di bicameralismo? E quanti cittadini sarebbero in condizione di comprendere il riferimento di Bertinotti al secondo comma dell'articolo 3? Troppo tecnico il mio commento? No, se solo la Costituzione si studiasse a scuola. Ma la Gelmini prima e la Giannini ora non vogliono che gli studenti italiani la studino. Sarà mica difficile capire perché? (Segue)

 
31/05/2016 - REFERENDUM (delfini paolo)

Speriamo che vinca il NO, proprio per contrastare la troika!