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Politica

REFERENDUM COSTITUZIONALE/ Bertinotti: vincerà il Sì, lo vuole la troika. Ma i cattolici…

Fausto Bertinotti (Infophoto)Fausto Bertinotti (Infophoto)

Secondo me partiti, movimenti, associazioni hanno assecondato la tendenza a considerare la società una dimensione minore, a tutto vantaggio della sfera politica, e di quella istituzionale in particolare, perché dotata della supremazia. Per cui se tu non stabilivi un rapporto con la politica, il potere e il governo, ti consideravi per ciò stesso incapace di costruire una società migliore, di edificare nuove visioni, nuovi orizzonti. 

 

Per chi vale questo discorso?

Una riflessione autocritica deve valere per tutti, ma in particolare per due soggetti. Da un lato le forze riconducibili alla tradizione del movimento operaio, nelle quali milito; il loro abbaglio verso il governo, in questo caso, è clamoroso. Dall'altro le forze cattoliche che pure in forme diverse, negli anni di cui ho parlato, hanno praticato forme di collateralismo con il potere, anche in nome della costruzione sussidiaria della società in senso lato e della presenza attiva. E qui vengo al secondo punto, che si chiama papa Francesco.

 

In che modo il papa aiuta questo ripensamento?

Perché è l'opposto di questo collateralismo, perché sta disincagliando il cattolicesimo e i cattolici impegnati nella pratica sociale da quesa caduta. Ogni suo intervento — non ultimo, ad esempio, quello in occasione del premio Carlo Magno — apre un terreno di dialogo, anche inedito, tra credenti e non credenti che mi pare essere riconducibile alla riconquista del primato della società e degli uomini nella società. Altro che spiritualismo. Nella Laudato si' giustamente accusa la politica di essere mallevadrice del sistema economico che genera lo scarto, ma ne ripropone anche una rinascita sul terreno della riscoperta del senso della vita. Da ultimo…

 

Da ultimo?

Se non parlassi con lei, e lo dico perché potrebbe sembrare una captatio benevolentiae, direi che la lettera di don Julián Carrón al Corriere sulla questione delle unioni civili, in cui Carrón configurava la presenza del cristiano nella società essenzialmente nei termini della capacità attrattiva della fede come condizione necessaria per non consegnarsi alla legge al pari di una corazza protettiva, secondo me va nella stessa direzione. E secondo me è l'unica direzione proficua. In questo senso trovo davvero fuori tempo quelle riedizioni tardive di collateralismo. 

 

In tutta la nostra conversazione non ha citato una sola volta il ruolo storico dei cattolici nella scrittura della costituzione — come lei dice — repubblicana. Perché?

Vero. E' stato un contributo rilevantissimo, ma sa perché non ne ho parlato? Perché penso che quella stagione straordinaria è tuttavia legata a un altro tempo rispetto a quello che viviamo oggi. Un tempo in cui grandi ideologie, grandi culture si incontravano perché erano portatrici della speranza di un mondo nuovo; oggi invece non siamo di fronte agli albori della democrazia, ma al rischio della sua distruzione. Occorre dunque rimettersi alla prova, ma il contesto è completamente nuovo.

 

(Federico Ferraù)

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COMMENTI
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31/05/2016 - Serve conoscerla la Costituzione (II parte) (Franco Labella)

Se la si studiasse a scuola la Costituzione sarebbe smontata facilmente anche l'altra fola che viene sparsa in tv da Serracchiani e co. "Dopo una discussione durata più di trent'anni noi la riforma l'abbiamo fatta". Serracchiani nel 2006 votava? Certamente sì. Come avrà votato il 25 e 26 giugno al referendum costituzionale sulla riforma Berlusconi? Pure quella era un riforma approvata a norma dell'art. 138 della Costituzione. Quindi Renzi, eventualmente, nella "corsa" e nel "Guinness" arriverebbe secondo. Quella volta finì che il 61,3 % dei votanti votò NO e affondò la pessima riforma Berlusconi. Auguriamoci che Bertinotti venga smentito così Renzi avrà un altro punto di contatto con Berlusconi... Solo che per arrivare a questo esito serve far conoscere all'opinione pubblica quello di cui si discute. Altro che l'abolizione della casta e dei costi.

 
31/05/2016 - Serve conoscerla la Costituzione (Franco Labella)

Per intanto mi associo all'auspicio di Delfini perchè vinca il NO. No alla propaganda ed alla mistificazione. Quella che ancora oggi spaccia, per bocca di Renzi, la riforma come un tentativo di ridurre i costi della politica. Il Senato c'è e resta anche se vincessero i SI, il paragone con i Paesi con Parlamento monocamerale non regge perché, con la riforma, non c'è alcun monocameralismo. Aggiungo alcuni spunti di riflessione partendo proprio da uno degli esempi di Bertinotti. La riforma dell'art. 81 ad opera del Governo Monti è avvenuta in sei (6) mesi. Un tempo record se si pensa che l'art. 138 prevede che la doppia votazione di Camera e Senato non possa avvenire prima che sia trascorso un intervallo di almeno tre mesi. Come si concilia questo dato inoppugnabile con le fole renziane? Eppure allora c'era il bicameralismo perfetto. In ogni caso la tradizione degli Ingrao e dei Berlinguer, espropriati da Renzi con la giusta reazione di alcuni dei loro familiari, è il monocameralismo e non il bicameralismo imperfetto. Ma quanti conoscono cosa siano le due forme di bicameralismo? E quanti cittadini sarebbero in condizione di comprendere il riferimento di Bertinotti al secondo comma dell'articolo 3? Troppo tecnico il mio commento? No, se solo la Costituzione si studiasse a scuola. Ma la Gelmini prima e la Giannini ora non vogliono che gli studenti italiani la studino. Sarà mica difficile capire perché? (Segue)

 
31/05/2016 - REFERENDUM (delfini paolo)

Speriamo che vinca il NO, proprio per contrastare la troika!