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ELEZIONI E CL/ Violante: demagogia e individualismo hanno "azzoppato" il desiderio

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Luciano Violante (Infophoto)  Luciano Violante (Infophoto)

C'è bisogno che il sistema democratico si dimostri inclusivo, non esclusivo. Deve essere capace di accogliere tutti coloro che sono ai margini, perché si sono collocati ai margini o perché sono stati espulsi dai processi sociali. La democrazia non esclude ma include. In secondo luogo occorre una democrazia competente e onesta, che faccia prevalere il bene comune sull'interesse privato. Milano è messa meglio rispetto a Roma. In ogni caso è sperabile che gli elettori delle due città scelgano amministrazioni in grado di affrontare i loro problemi.

 

Nel volantino si chiama in causa la crisi del 1992, citando un'intervista a don Giussani dell'epoca. Qual è stata la sua esperienza personale e politica in proposito?

Io credo che l'attuale momento sia diverso. Nel 1992 c'era stato il crollo del muro di Berlino, la fine del bipolarismo internazionale, Maastricht che incominciava a porre limiti alla spesa pubblica. Non era quindi più necessario finanziare i partiti, perché non c'era più il rischio dell'avanzata comunista. I comunisti non servivano più a fronteggiare lo strapotere dei tradizionali partiti di governo. 

 

Quali furono le conseguenze di questa situazione?

La vicenda di Tangentopoli accadde in un cambiamento d'epoca. Tutti quelli che avevano pagato i partiti cominciarono a denunciare quanto era accaduto. Adesso il contesto è diverso; ci stiamo misurando piuttosto con la crisi del partito politico in quanto tale. Oggi il partito non corrisponde più a una comunità, ma è una struttura verticale prevalentemente di potere con un prevalere degli individui. Lo sforzo che bisogna mettere in atto è  tornare alla comunità politica e quindi all'impegno.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
05/05/2016 - Una comunità che viene prima (Villi Demaldè)

Prima della comunità politica viene la comunità umana, anzi le comunità umane, che fondano e legittimano la comunità politica che le rappresenta e che ne esprime le legittime istanze. Fa pensare che a ricordarci la centralità della dimensione comunitaria anche a livello politico - in un'epoca in cui sembrano esistere solamente gli individui, e nella quale la comunità sembra essere ridotta a quella virtuale della rete - sia un uomo come Violante. La Chiesa come corpo sociale è una di queste comunità, una delle poche rimaste in una società "liquida" come la nostra. Auguriamoci che i cristiani siano pienamente consapevoli di ciò che portano, non solo come "valori" ma anche e soprattutto come esperienza di socialità autenticamente rispettosa della persona e lo ripropongano come proprio contributo al bene di tutti, anche in questa tornata elettorale.

 
05/05/2016 - Ma i cattolici sapranno restare tali? (Luigi PATRINI)

Credo proprio che il partito non possa essere una Comunità, anche se - in qualche misura - "ogni" aggregazione umana (e quindi anche un partito), in quanto tale, non può non tendere ad essere anche Comunità. Questo perché l'uomo ha una struttura intrinsecamente comunitaria: non è forse immagine di un Dio-Trinità che porta in sé stesso la struttura relazionale? Ma un partito non può essere "cattolico", perché un "partito" è "parte". Come aggregato di uomini però è anche comunità, che aiuta l'uomo a realizzarsi come uomo, perciò il partito politico deve avere una base culturale forte e poderosa, capace di stimolare il Desiderio dei suoi appartenenti. Oggi non è così! I partiti sono strumenti in cui la persona lavora con altre persone: questo accresce la sua umanità e anche il suo desiderio. Purtroppo la politica è oggi fatta di scontro e prevale la logica dell'esclusione reciproca. Bisognerebbe che la politica fosse davvero luogo di aggregazione e di solidarietà, "arte di costruire amicizia in città", come diceva S.Ambrogio e ripeteva Benedetto XVI che, a Milano, nel 2012 invitò i pubblici amministratori “a farsi amare” dai loro concittadini. La politica non può salvare, perché la salvezza può venire solo dall’Alto; però la politica, per come la si intende oggi, può fare danni gravissimi. Bene fanno il Papa e il Magistero a stimolare i cattolici all’impegno politico; ma il problema è ... nei cattolici: se si impegnano in politica, riusciranno a restare cattolici? Grande sfida!

 
05/05/2016 - Rileggere Del Noce (felice eugenio crema)

Ma il partito può essere una comunità? Se lo è stato nel secolo scorso questo è stato un bene o un male? Forse è questo il punto su cui occorre una riflessione. Il partito-comunità ha asciugato la radice che alimentava le dimensioni comunitarie ancora presenti nella prima metà del ‘900 dando così un importante contributo all’affermarsi dell’individualismo radicale oggi dominante. Questo passaggio oggi non solo non è ancora chiarito ma neppure viene discusso. Rileggere Del Noce potrebbe illuminare. Ma questo al momento non è all’ordine del giorno del politically correct!